venerdì 24 ottobre 2014

Il Pastis


Il Pastis è un aperitivo alcolico profumato all'anice tipico della Francia, nato nella città di Marsiglia, con un contenuto di alcol di solito intorno al 40-45%, anche se esistono versioni analcoliche della bevanda. Il suo nome viene dall'occitano e significa "pasticcio" o "miscela" in questa lingua. 


Quando in Francia fu proibito l'assenzio, i maggiori produttori, Pernod e Ricard (che poi si sono fusi nella Pernod Ricard) riformularono le loro ricette introducendo l'anice, lo zucchero e l'alcool. Da allora, tuttavia, la ricetta della bevanda è cambiata considerevolmente. 

Dosatore

Tipica bottiglietta per l'acqua

Pastis nature

Il Pastis si beve di solito diluito con acqua (con un rapporto di 5 volumi di acqua per ognuno di Pastis), che ne diminuisce notevolmente il contenuto alcolico e, portando alcuni dei suoi componenti a essere insolubili, prevalentemente l'anetolo, ne cambia l'aspetto da giallo scuro limpido a giallo chiaro lattiginoso. La bevanda va consumata fredda, anche con ghiaccio, per rinfrescarsi nelle giornate calde.
Il Pastis può essere nature se preparato solo aggiungendo acqua, oppure:
perroquet (pappagallo) con sciroppo di menta verde;
tomate (pomodoro) con sciroppo di granatina;
rourou con sciroppo di fragola;
mauresque (moresco) con sciroppo di orzata.


Sebbene consumato in tutto il paese, il Pastis è tipico della Francia sudorientale, specialmente a Marsiglia e in Provenza, dove è considerato, come la Pétanque, parte dello stile di vita. Data la vicinanza geografica è diffuso anche in alcune zone del Piemonte, soprattutto in provincia di Cuneo, e nella Riviera ligure di ponente. 


In queste zone, le abitudini francesi sono molto sentite e non saprei dire se accade altrettanto oltreconfine rispetto alle nostre tradizioni. Il Pastis, soprattutto nell'entroterra del ponente ligure riscontra ancora un discreto consumo, benché le mode cambino continuamente. Forse sarà per rimanere fedeli al detto:


...o forse semplicemente perché il Pastis è buono e naturale.
Tuttavia, di Ricard famosi in Francia non c'è solo il Pastis, ma anche il monaco buddista di scuola tibetana Matthieu Ricard, persona di grande e profonda cultura.

Matthieu Ricard

I suoi saggi garantiscono la continuità del dialogo tra Oriente e Occidente e i diritti d'autore percepiti egli li cede per i suoi progetti umanitari. E' un grande personaggio, insignito da Mitterand col titolo di Cavaliere dell'Ordine Nazionale del Merito. L'Università del Wisconsin lo ha sottoposto ad un esame specifico di risonanza magnetica connessa con una zona del cervello correlata all'emozione positiva: il risultato (strabiliante) ha gli ha assicurato il primato di "uomo più felice del mondo".

Beato lui, noi ci possiamo concedere soltanto qualche attimo di "felicità" con un Ricard al bar.


venerdì 17 ottobre 2014

La voce a te dovuta


Che allegria, vivere 
e sentirsi vissuto.
Arrendersi alla grande certezza, 
oscuramente, 
che un altro essere, 
fuori di me, 
molto lontano mi sta vivendo.
Che esiste un altro essere 
con cui io guardo il mondo 
perchè sta amandomi 
con i suoi occhi.
Che esiste un’altra voce 
con cui io dico cose 
non sospettate 
dal mio gran silenzio 
e che mi ama 
anche con la sua voce. 
E quando lei mi parlerà 
di un cielo scuro, 
di un paesaggio bianco, 
ricorderò stelle 
che non ho visto, 
che lei guardava, 
e neve che nevicava 
nel suo cielo. 
Con la strana delizia 
di ricordare di aver toccato 
ciò che non toccai 
se non con quelle mani 
che non raggiungo con le mie, 
tanto distanti.
E spogliato di sé potrà 
il mio corpo riposare,
tranquillo, morto ormai.
Morire nell’alta certezza 
che questo viver mio 
non era solo il mio vivere: 
era il nostro…


Pedro Salinas (1891 - 1951)


sabato 11 ottobre 2014

E' Genova che piange



E' Genova che piange sotto i tuoni
col mare che si frange contro il porto;
nessuno, anche stavolta, s'era accorto
che stessero arrivando le alluvioni.
E' Genova che soffre le urla e i suoni
d'un battere di pioggia assai distorto;
non pare vero, eppure un uomo è morto
con l'acqua che ha sommerso anche i portoni.
E incalza la questione sempiterna
di chi sian state colpe e negligenza
per la tragedia sotto la Lanterna.
M
a ancora chi ha da subir la penitenza

dell'incapacità di chi governa
è il popolo che vive l'esistenza.


Claudio Capponi di Bologna 
Presa da Facebook

giovedì 9 ottobre 2014

La mela Carla

Mela Carla

Dal sito www.saperesapori.it:
"In Liguria ci sono diverse mele tradizionali. Quella probabilmente più diffusa è la Mela Carla: si trova in tutto l’entroterra, è gialla con macchie rosse, ha una polpa bianca lievemente acidula. La polpa finissima, brillante alla vista, morbida al senso, e nello stesso tempo croccante, è fragrante, saporita, e sugosa.
La Mela Carla si raccoglie sul finir di Settembre e si serba sino alla primavera, maturando gradatamente. Essa ha il vantaggio, sopra le altre Mele vernine, di esser mangiabile sino dal primo momento che si raccoglie, e di sviluppare consecutivamente, nei diversi gradi della sua maturazione, delle qualità differenti, che le danno un pregio diverso. 
In Ottobre è di un verdastro giallognolo, coperta da un lato di un bel rosso di rosa, a polpa croccante, piena di sugo e di un sapore forte. Essa sviluppa in Novembre una fragranza che assomiglia un poco a quella dell’Ananasso, e la sua polpa prende un sapor più gentile. In seguito il color verdastro si volta in un bel giallo cereo, e si copre sovente di qualche macchia di ruggine pallida: il rosso diviene allora meno vivo, o si perde, e l’odore svanisce o resta appena sensibile: la polpa diventa morbida senza cessare di essere fine, e non perde il suo sapore che al ritorno della primavera".

Tutte queste cose non le sapevo. Grazie all'amico Tino di Soldano, che qualche anno fa si è messo in testa di ricostruire un frutteto per recuperare tutte le vecchie cultivar di frutta (e anch'io ho dato una piccola collaborazione procurandogli degli innesti), oggi ho "ri-mangiato" dopo decenni una mela Carla del suo frutteto... Ahimè, signori, non si tratta di decantare chissà quale assoluto sapore di bontà, ma di "ri-assaporare" il proprio vissuto. Mangiavo e mere Carle a casa dei vicini, dalla nonna Amabile (che così chiamavo pur non essendo nonna di sangue, ma sicuramente nonna di fatto): erano giallo pallido, piccoline, ma avevano quel sapore inconfondibile. La mela Carla che ho mangiato oggi non aveva ancora le proprietà di quelle dell'infanzia, perché sono ancora un po' acerbe, ma la consistenza della polpa e il profumo appena accennato sono un preludio sicuro al ritrovamento di quel gusto. Una sorta di recherche, un ritrovamento del tempo perduto, senza la nonna Amabile, però...


sabato 4 ottobre 2014

Elevazione


Al di là degli stagni, delle valli e dei monti,
al di là dei boschi, delle nuvole e dei mari,
al di là del sole, al di là dell'aria,
al di là dei confini delle stellate sfere,

tu, mio spirito, ti muovi con agilità
e, come buon nuotatore che gode tra le onde,
allegro solchi la profonda immensità
con indocile e maschia voluttà.

Fuggi lontano dai morbosi miasmi,
voli a purificarti nell'aria più alta,
e bevi, come un puro liquido divino,
il fuoco chiaro che colma spazi limpidi.

Felice chi con ali vigorose,
le spalle alla noia e ai vasti affanni
che opprimono col peso la nebbiosa vita,
si eleva verso campi sereni e luminosi!

Felice chi lancia i pensieri come allodole
in libero volo verso i cieli nel mattino!
Felice chi, semplice, si libra sulla vita e intende
il linguaggio dei fiori e delle cose mute!


da i Fiori del male di Charles Baudelaire 


lunedì 22 settembre 2014

L'albatros


Io ero un uccello 
dal bianco ventre gentile, 
qualcuno mi ha tagliato la gola 
per riderci sopra, 
non so. 
Io ero un albatro grande 
e volteggiavo sui mari. 
Qualcuno ha fermato il mio viaggio, 
senza nessuna carità di suono. 
Ma anche distesa per terra 
io canto ora per te 
le mie canzoni d'amore.


da I fiori del male di Charles Baudelaire 


lunedì 8 settembre 2014

La facciate delle chiese dell'entroterra imperiese

 Civezza

Qualche anno fa mi fu detto (da non ricordo chi) che la maggior parte delle facciate delle chiese dei paesi dell'entroterra imperiese sono rivolte a nord: mi limito alla nostra provincia, perché non conosco la realtà delle altre tre.

 Dolceacqua

Con un rapido excursus della memoria sui paesi che meglio conoscevo, verificai che la cosa aveva un fondamento, anche se "la maggior parte" non significa ovviamente "tutte".

Vallebona

Il motivo, mi venne detto, era da attribuirsi alla venerazione della montagna, fonte di risorse per la sopravvivenza: un segno di rispetto, dunque, ai benefici che essa rendeva alle popolazioni.

Montalto

Questa "informazione" mi rimase impressa e, inevitabilmente, ogni volta che vado in un paese mi viene spontaneo guardare la direzione in cui "guarda" la facciata della chiesa. Devo ammettere che è proprio così, ma vorrei approfittare di voi, lettori del blog, per chiedervi se sapete qualcosa in merito.