lunedì 22 settembre 2014

L'albatros


Io ero un uccello 
dal bianco ventre gentile, 
qualcuno mi ha tagliato la gola 
per riderci sopra, 
non so. 
Io ero un albatro grande 
e volteggiavo sui mari. 
Qualcuno ha fermato il mio viaggio, 
senza nessuna carità di suono. 
Ma anche distesa per terra 
io canto ora per te 
le mie canzoni d'amore.


da I fiori del male di Charles Baudelaire 


lunedì 8 settembre 2014

La facciate delle chiese dell'entroterra imperiese

 Civezza

Qualche anno fa mi fu detto (da non ricordo chi) che la maggior parte delle facciate delle chiese dei paesi dell'entroterra imperiese sono rivolte a nord: mi limito alla nostra provincia, perché non conosco la realtà delle altre tre.

 Dolceacqua

Con un rapido excursus della memoria sui paesi che meglio conoscevo, verificai che la cosa aveva un fondamento, anche se "la maggior parte" non significa ovviamente "tutte".

Vallebona

Il motivo, mi venne detto, era da attribuirsi alla venerazione della montagna, fonte di risorse per la sopravvivenza: un segno di rispetto, dunque, ai benefici che essa rendeva alle popolazioni.

Montalto

Questa "informazione" mi rimase impressa e, inevitabilmente, ogni volta che vado in un paese mi viene spontaneo guardare la direzione in cui "guarda" la facciata della chiesa. Devo ammettere che è proprio così, ma vorrei approfittare di voi, lettori del blog, per chiedervi se sapete qualcosa in merito.


domenica 24 agosto 2014

Nel tempo dei lupi


Il bel libro di Giacomo Revelli, Nel tempo dei lupi, ambientato in alta valle Argentina, mi ha appassionato e talmente incuriosito al punto di chiedere al mio amico Gian Paolo, buon conoscitore della zona, di accompagnarmi alla ricerca dei luoghi di cui parla il romanzo. Naturalmente ha accettato la proposta e così, con i relativi consorti, ieri ci siamo regalati una giornata davvero speciale.

Realdo (Im) - Alta valle Argentina

La valle Argentina è una delle più belle valli del ponente ligure. Non occorre raggiungere la sua sommità per coglierne il fascino, ma quando si arriva nei pressi di Realdo, ecco che inizia una sorta di incantesimo, che permane per tutto il tempo che vi si rimane.

Borniga e il monte Gerbonte

Oltrepassato Realdo, arriviamo a Borniga, l'ultimo piccolo agglomerato di case: dopo troveremo soltanto casolari abitati ancora oggi o a suo tempo dai pastori. La "piramide" del Gerbonte inizia a rivelarsi come una presenza costante. Il paesaggio è splendido e ciò che Revelli descrive nel libro inizia a rivelarsi. 


Arriviamo a Er Pin, dove alcuni cacciatori stanno spaccando legna per l'approvvigionamento del loro rifugio e chiediamo dove si trova Abenìn, il luogo in cui "vive" Giusé Burasca, il pastore protagonista del romanzo insieme a Guido. Abenìn è pressoché dietro il loro rifugio.

 Abenìn

Mi coglie l'emozione quando arriviamo ad Abenìn: il libro mi ha coinvolto parecchio e ritrovarmi "realmente" nel luogo in cui è ambientato non è cosa di tutti i giorni. Pur essendo in una conca, il posto è splendido, anche se i segni della modernità inseriti qua e là ne deturpano a tratti l'originale bellezza.

La casa di Giusé Burasca

Ed ecco il casone vero e proprio. Ci abita qualcuno, c'è un paio di calze stese, un pastore che in quel momento non è presente. Ed io cerco di immaginare Guido e Giusé Burasca trascorrere il tempo in quel contesto ripercorrendo alcune parti del romanzo di Revelli.

Il monte Gerbonte 
e, presumibilmente, Bareghe d'r Bola

Guido ha un compito ben preciso: deve installare un'antenna per la banda larga sulle montagne tra Italia e Francia e questo incarico, per lui abituale, si rivela ricco di avventure nel momento che il luogo indicato è Bareghe d'r bola, posto impervio da raggiungere e che solo Giusé Burasca conosce bene e quindi potrà accompagnarlo. I cacciatori incontrati poco prima non ne conoscono l'esistenza, ma prima di andarmene, fotografo per istinto quel versante verso il Gerbonte e...

 Moraldo, Gian Paolo e Luigi

...quando a Realdo incontriamo e Luigi ed il suo amico Moraldo, gli unici che conoscono il toponimo in questione, ecco che, a grandi linee, ci dicono che  si trova proprio in direzione della zona che ho fotografato! Ero contenta, avevo realizzato lo scopo di individuare i luoghi del romanzo, diversi da come li avevo immaginati leggendolo, ma con la possibilità di entrare relamente in ciò che Giacomo ha narrato e che ho recensito qui.

Preparazione dei sugéli

Intanto tutto il paese, bambini e vecchi compresi, si sta preparando alla festa dei sugéli, il piatto tipico di Realdo. Migliaia di pezzi di pasta vengono compressi col dito pollice per dar vita ad altrettante "orecchiette" da consumare per cena tutti assieme. 


E' sorprendente vedere l'unione di una intera comunità "temporanea" per prepararsi la cena. Realdo e Verdeggia, due paesi al limite dell'ampia valle Argentina, praticamente disabitati durante l'inverno, si ripopolano inverosimilmente durante l'estate, ripristinando costumi di vita ormai perduti. Persone originarie del posto che tornano, turisti che hanno scelto quei luoghi per le loro abituali vacanze: un pullulare di vita, con gare di bocce, partite a calcetto, capannelli di persone nei carugi che vivono una dimensione che pensavo perduta. Una meraviglia. Abbiamo incontrato chi volevamo, si sono create situazioni e coincidenze quasi magiche... Forse, in quei luoghi, è rimasta un po' di stregoneria positiva, o per lo meno, sopravvive la possibilità di essere ancora "uomini".
Più volte ci siamo detti: "Come abbiamo potuto distruggere questi mondi per inseguire la modernità? Che patrimonio abbiamo perso..."
Meno male che esistono ancora queste possibilità e sopratutto meno male che bambini e giovani ne possono fare esperienza: insegnamenti di vita dai quali, un domani, non potranno prescindere.

martedì 19 agosto 2014

Ho bisogno di silenzio


Ho bisogno di silenzio
come te che leggi col pensiero
non ad alta voce
il suono della mia stessa voce
adesso sarebbe rumore
non parole ma solo rumore fastidioso
che mi distrae dal pensare.
Ho bisogno di silenzio
esco e per strada le solite persone
che conoscono la mia parlantina
disorientate dal mio rapido buongiorno
chissà, forse pensano che ho fretta.
Invece ho solo bisogno di silenzio
tanto ho parlato, troppo
è arrivato il tempo di tacere
di raccogliere i pensieri
allegri, tristi, dolci, amari,
ce ne sono tanti dentro ognuno di noi.
Gli amici veri, pochi, uno?
sanno ascoltare anche il silenzio,
sanno aspettare, capire.
Chi di parole da me ne ha avute tante
e non ne vuole più,
ha bisogno, come me, di silenzio.



Alda Merini (1931 - 2009)

da PensieriParole

giovedì 7 agosto 2014

Come brezza tra i larici


Alle volte un'anima
ha così tanto sete di un'altra,
che la la chiama
a monti e mari di distanza
e lui, come se ne sentisse
il profumo delicato
del cuore,
cammina in punta di piedi
sopra i tetti, sopra i sogni,
vola nel cielo,
nel fuoco delle stelle
e la raggiunge
piano
immensamente
come, tra i larici, brezza
tiepida della sera
entra dalla finestra
ed abbraccia l'amore suo
e respirano di nuova vita
prima d'addormentarsi.
Lontani, ma insieme.

Cristina Levet

lunedì 4 agosto 2014

Il concerto di Massimo Schiavon e Armando Corsi

Massimo Schiavon e Armando Corsi

"Pia, nella piazzetta di Vallebona sarebbe bello far suonare Massimo Schiavon con Armando Corsi"... Così mi disse, qualche mese fa, il mio amico Gianni Rebaudo di Dolceacqua, u Stupa, e così A Cria ha deciso che fosse: ieri sera i due musicisti ci hanno regalato una serata davvero speciale, nella piazzetta che innamora artisti e pubblico e nella quale si crea un'atmosfera, a detta di molti, magica.

Armando Corsi

Della professionalità e della bravura di Armando Corsi è difficile parlarne: è la musica che egli suona a dimostrarlo. La sua abilità, la forza emotiva  che egli trasmette fanno di lui un artista a tutto tondo. Cinquant'anni di carriera, collaborazioni con Paco De Lucia, Ivano Fossati, Anna Oxa, Bruno Lauzi... e una chitarra per il concerto con lo scotch: tra le quaranta che possiede, lui è affezionato a quella.

 Massimo Schiavon

Massimo Schiavon è una persona dotata di così tante belle qualità che vien spontaneo definirla "rara". Anche la sua carriera è segnata da collaborazioni importanti: Luca Barbarossa, Cristiano De André, Goran Kuzminak, Bruno Lauzi, Sergio Endrigo e il grande Enzo Jannacci.
"Massimo Schiavon per Gaslini Onlus" è una raccolta fondi che egli si porta dietro ad ogni concerto. L'obiettivo è quello di portare avanti un progetto pionieristico e all'avanguardia, La casa sull'Albero, un pronto soccorso che accolga e osservi i bambini che hanno subito maltrattamenti: Massimo è anche questo.


Un repertorio scelto con cura: brani di autori famosi, come De André, Lauzi, Dalla, ma anche e soprattutto pezzi loro, grazie ai quali hanno potuto esprimere il loro meglio.

Tullio Bigordi mi ha fornito queste belle fotografie:







esprimono tutto l'impegno che hanno messo 
per regalarci della grande musica.


Il concerto è finito. 
Massimo Schiavon e Armando Corsi ci salutano...


...ma non ho e non abbiamo nessuna intenzione di andarcene.


E allora Armando Corsi ci suona Ma se ghe pensu e Massimo volge il microfono verso di noi affinché sia il pubblico a cantare. Un attimo indimenticabile, l'ho volutamente rimarcato, affinché rimanga nella memoria.


Ora è finita davvero. Armando lascia la sua "amante" appoggiata sulla sedia e Corrado Camillo ne approfitta per "ritrarla". La sua amante, sì, come dice lui stesso, perché con lei sente la simbiosi perfetta e noi, dal loro connubio, viviamo emozioni di pura bellezza.


venerdì 1 agosto 2014

Tanto gentile e tanto onesta pare


Tanto gentile e tanto onesta pare
la donna mia, quand'ella altrui saluta,
ch'ogne lingua devèn, tremando, muta,
e li occhi no l'ardiscon di guardare.

Ella si va, sentendosi laudare,
benignamente d'umiltà vestuta,
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.

Mostrasi sì piacente a chi la mira
che dà per li occhi una dolcezza al core,
che 'ntender no la può chi no la prova;

e par che de la sua labbia si mova
un spirito soave pien d'amore,
che va dicendo a l'anima: Sospira. 


Dante Alighieri (1265 - 1321)
Vita nova, cap XXVI - sonetto 17