venerdì 17 ottobre 2014

La voce a te dovuta


Che allegria, vivere 
e sentirsi vissuto.
Arrendersi alla grande certezza, 
oscuramente, 
che un altro essere, 
fuori di me, 
molto lontano mi sta vivendo.
Che esiste un altro essere 
con cui io guardo il mondo 
perchè sta amandomi 
con i suoi occhi.
Che esiste un’altra voce 
con cui io dico cose 
non sospettate 
dal mio gran silenzio 
e che mi ama 
anche con la sua voce. 
E quando lei mi parlerà 
di un cielo scuro, 
di un paesaggio bianco, 
ricorderò stelle 
che non ho visto, 
che lei guardava, 
e neve che nevicava 
nel suo cielo. 
Con la strana delizia 
di ricordare di aver toccato 
ciò che non toccai 
se non con quelle mani 
che non raggiungo con le mie, 
tanto distanti.
E spogliato di sé potrà 
il mio corpo riposare,
tranquillo, morto ormai.
Morire nell’alta certezza 
che questo viver mio 
non era solo il mio vivere: 
era il nostro…


Pedro Salinas (1891 - 1951)


sabato 11 ottobre 2014

E' Genova che piange



E' Genova che piange sotto i tuoni
col mare che si frange contro il porto;
nessuno, anche stavolta, s'era accorto
che stessero arrivando le alluvioni.
E' Genova che soffre le urla e i suoni
d'un battere di pioggia assai distorto;
non pare vero, eppure un uomo è morto
con l'acqua che ha sommerso anche i portoni.
E incalza la questione sempiterna
di chi sian state colpe e negligenza
per la tragedia sotto la Lanterna.
M
a ancora chi ha da subir la penitenza

dell'incapacità di chi governa
è il popolo che vive l'esistenza.


Claudio Capponi di Bologna 
Presa da Facebook

giovedì 9 ottobre 2014

La mela Carla

Mela Carla

Dal sito www.saperesapori.it:
"In Liguria ci sono diverse mele tradizionali. Quella probabilmente più diffusa è la Mela Carla: si trova in tutto l’entroterra, è gialla con macchie rosse, ha una polpa bianca lievemente acidula. La polpa finissima, brillante alla vista, morbida al senso, e nello stesso tempo croccante, è fragrante, saporita, e sugosa.
La Mela Carla si raccoglie sul finir di Settembre e si serba sino alla primavera, maturando gradatamente. Essa ha il vantaggio, sopra le altre Mele vernine, di esser mangiabile sino dal primo momento che si raccoglie, e di sviluppare consecutivamente, nei diversi gradi della sua maturazione, delle qualità differenti, che le danno un pregio diverso. 
In Ottobre è di un verdastro giallognolo, coperta da un lato di un bel rosso di rosa, a polpa croccante, piena di sugo e di un sapore forte. Essa sviluppa in Novembre una fragranza che assomiglia un poco a quella dell’Ananasso, e la sua polpa prende un sapor più gentile. In seguito il color verdastro si volta in un bel giallo cereo, e si copre sovente di qualche macchia di ruggine pallida: il rosso diviene allora meno vivo, o si perde, e l’odore svanisce o resta appena sensibile: la polpa diventa morbida senza cessare di essere fine, e non perde il suo sapore che al ritorno della primavera".

Tutte queste cose non le sapevo. Grazie all'amico Tino di Soldano, che qualche anno fa si è messo in testa di ricostruire un frutteto per recuperare tutte le vecchie cultivar di frutta (e anch'io ho dato una piccola collaborazione procurandogli degli innesti), oggi ho "ri-mangiato" dopo decenni una mela Carla del suo frutteto... Ahimè, signori, non si tratta di decantare chissà quale assoluto sapore di bontà, ma di "ri-assaporare" il proprio vissuto. Mangiavo e mere Carle a casa dei vicini, dalla nonna Amabile (che così chiamavo pur non essendo nonna di sangue, ma sicuramente nonna di fatto): erano giallo pallido, piccoline, ma avevano quel sapore inconfondibile. La mela Carla che ho mangiato oggi non aveva ancora le proprietà di quelle dell'infanzia, perché sono ancora un po' acerbe, ma la consistenza della polpa e il profumo appena accennato sono un preludio sicuro al ritrovamento di quel gusto. Una sorta di recherche, un ritrovamento del tempo perduto, senza la nonna Amabile, però...


sabato 4 ottobre 2014

Elevazione


Al di là degli stagni, delle valli e dei monti,
al di là dei boschi, delle nuvole e dei mari,
al di là del sole, al di là dell'aria,
al di là dei confini delle stellate sfere,

tu, mio spirito, ti muovi con agilità
e, come buon nuotatore che gode tra le onde,
allegro solchi la profonda immensità
con indocile e maschia voluttà.

Fuggi lontano dai morbosi miasmi,
voli a purificarti nell'aria più alta,
e bevi, come un puro liquido divino,
il fuoco chiaro che colma spazi limpidi.

Felice chi con ali vigorose,
le spalle alla noia e ai vasti affanni
che opprimono col peso la nebbiosa vita,
si eleva verso campi sereni e luminosi!

Felice chi lancia i pensieri come allodole
in libero volo verso i cieli nel mattino!
Felice chi, semplice, si libra sulla vita e intende
il linguaggio dei fiori e delle cose mute!


da i Fiori del male di Charles Baudelaire 


lunedì 22 settembre 2014

L'albatros


Io ero un uccello 
dal bianco ventre gentile, 
qualcuno mi ha tagliato la gola 
per riderci sopra, 
non so. 
Io ero un albatro grande 
e volteggiavo sui mari. 
Qualcuno ha fermato il mio viaggio, 
senza nessuna carità di suono. 
Ma anche distesa per terra 
io canto ora per te 
le mie canzoni d'amore.


da I fiori del male di Charles Baudelaire 


lunedì 8 settembre 2014

La facciate delle chiese dell'entroterra imperiese

 Civezza

Qualche anno fa mi fu detto (da non ricordo chi) che la maggior parte delle facciate delle chiese dei paesi dell'entroterra imperiese sono rivolte a nord: mi limito alla nostra provincia, perché non conosco la realtà delle altre tre.

 Dolceacqua

Con un rapido excursus della memoria sui paesi che meglio conoscevo, verificai che la cosa aveva un fondamento, anche se "la maggior parte" non significa ovviamente "tutte".

Vallebona

Il motivo, mi venne detto, era da attribuirsi alla venerazione della montagna, fonte di risorse per la sopravvivenza: un segno di rispetto, dunque, ai benefici che essa rendeva alle popolazioni.

Montalto

Questa "informazione" mi rimase impressa e, inevitabilmente, ogni volta che vado in un paese mi viene spontaneo guardare la direzione in cui "guarda" la facciata della chiesa. Devo ammettere che è proprio così, ma vorrei approfittare di voi, lettori del blog, per chiedervi se sapete qualcosa in merito.


domenica 24 agosto 2014

Nel tempo dei lupi


Il bel libro di Giacomo Revelli, Nel tempo dei lupi, ambientato in alta valle Argentina, mi ha appassionato e talmente incuriosito al punto di chiedere al mio amico Gian Paolo, buon conoscitore della zona, di accompagnarmi alla ricerca dei luoghi di cui parla il romanzo. Naturalmente ha accettato la proposta e così, con i relativi consorti, ieri ci siamo regalati una giornata davvero speciale.

Realdo (Im) - Alta valle Argentina

La valle Argentina è una delle più belle valli del ponente ligure. Non occorre raggiungere la sua sommità per coglierne il fascino, ma quando si arriva nei pressi di Realdo, ecco che inizia una sorta di incantesimo, che permane per tutto il tempo che vi si rimane.

Borniga e il monte Gerbonte

Oltrepassato Realdo, arriviamo a Borniga, l'ultimo piccolo agglomerato di case: dopo troveremo soltanto casolari abitati ancora oggi o a suo tempo dai pastori. La "piramide" del Gerbonte inizia a rivelarsi come una presenza costante. Il paesaggio è splendido e ciò che Revelli descrive nel libro inizia a rivelarsi. 


Arriviamo a Er Pin, dove alcuni cacciatori stanno spaccando legna per l'approvvigionamento del loro rifugio e chiediamo dove si trova Abenìn, il luogo in cui "vive" Giusé Burasca, il pastore protagonista del romanzo insieme a Guido. Abenìn è pressoché dietro il loro rifugio.

 Abenìn

Mi coglie l'emozione quando arriviamo ad Abenìn: il libro mi ha coinvolto parecchio e ritrovarmi "realmente" nel luogo in cui è ambientato non è cosa di tutti i giorni. Pur essendo in una conca, il posto è splendido, anche se i segni della modernità inseriti qua e là ne deturpano a tratti l'originale bellezza.

La casa di Giusé Burasca

Ed ecco il casone vero e proprio. Ci abita qualcuno, c'è un paio di calze stese, un pastore che in quel momento non è presente. Ed io cerco di immaginare Guido e Giusé Burasca trascorrere il tempo in quel contesto ripercorrendo alcune parti del romanzo di Revelli.

Il monte Gerbonte 
e, presumibilmente, Bareghe d'r Bola

Guido ha un compito ben preciso: deve installare un'antenna per la banda larga sulle montagne tra Italia e Francia e questo incarico, per lui abituale, si rivela ricco di avventure nel momento che il luogo indicato è Bareghe d'r bola, posto impervio da raggiungere e che solo Giusé Burasca conosce bene e quindi potrà accompagnarlo. I cacciatori incontrati poco prima non ne conoscono l'esistenza, ma prima di andarmene, fotografo per istinto quel versante verso il Gerbonte e...

 Moraldo, Gian Paolo e Luigi

...quando a Realdo incontriamo e Luigi ed il suo amico Moraldo, gli unici che conoscono il toponimo in questione, ecco che, a grandi linee, ci dicono che  si trova proprio in direzione della zona che ho fotografato! Ero contenta, avevo realizzato lo scopo di individuare i luoghi del romanzo, diversi da come li avevo immaginati leggendolo, ma con la possibilità di entrare relamente in ciò che Giacomo ha narrato e che ho recensito qui.

Preparazione dei sugéli

Intanto tutto il paese, bambini e vecchi compresi, si sta preparando alla festa dei sugéli, il piatto tipico di Realdo. Migliaia di pezzi di pasta vengono compressi col dito pollice per dar vita ad altrettante "orecchiette" da consumare per cena tutti assieme. 


E' sorprendente vedere l'unione di una intera comunità "temporanea" per prepararsi la cena. Realdo e Verdeggia, due paesi al limite dell'ampia valle Argentina, praticamente disabitati durante l'inverno, si ripopolano inverosimilmente durante l'estate, ripristinando costumi di vita ormai perduti. Persone originarie del posto che tornano, turisti che hanno scelto quei luoghi per le loro abituali vacanze: un pullulare di vita, con gare di bocce, partite a calcetto, capannelli di persone nei carugi che vivono una dimensione che pensavo perduta. Una meraviglia. Abbiamo incontrato chi volevamo, si sono create situazioni e coincidenze quasi magiche... Forse, in quei luoghi, è rimasta un po' di stregoneria positiva, o per lo meno, sopravvive la possibilità di essere ancora "uomini".
Più volte ci siamo detti: "Come abbiamo potuto distruggere questi mondi per inseguire la modernità? Che patrimonio abbiamo perso..."
Meno male che esistono ancora queste possibilità e sopratutto meno male che bambini e giovani ne possono fare esperienza: insegnamenti di vita dai quali, un domani, non potranno prescindere.