mercoledì 10 giugno 2009

Capitalismo e finanza

Dal blog di Analkoliker:

San Francisco, senzatetto ma online
Aggrappati alla vita solo grazie a internet

pionieri















Anna Guaita, Il Messaggero online NEW YORK (2 giugno) - Hanno perso tutto: non hanno più un tetto sopra la testa, non hanno un letto, o un numero di telefono. Ma hanno un computer, e lo proteggono con le unghie e con i denti. Il numero dei senzatetto americani che riesce a mantenere un contatto con il mondo grazie a internet va crescendo, in parte perché la crisi ha fatto cadere in povertà molte persone che fino a pochi mesi fa avevano un lavoro e una casa. Accanto ai barboni senza speranza, spesso alcolizzati o malati mentali, crescono le file della ex-classe lavoratrice, ex operai o muratori, elettricisti o giardinieri che non sono più in grado di pagare il mutuo e si ritrovano per strada. Per costoro, il laptop non è un lusso, ma il cordone ombelicale che permette di sopravvivere e cercare un nuovo lavoro e una nuova vita.

In un servizio di prima pagina, il Wall Street Journal ha ieri seguito le sorti di alcuni di questi “senzatetto on line”, tutti raggruppati nella città di San Francisco, e ha raccontato le vicende di Charles Pitts, un poeta che vive sotto i ponti, Robert Livingston, un’ex guardia di sicurezza che ha un letto in un ostello per senzatetto, Skip Schreiber un elettricista disoccupato che si è ridotto a vivere nel suo furgone, e Michael Ross, un ex soldato che si accampa sotto una tenda: tutti questi uomini non si separano mai dal loro laptop, trascinandoselo in giro dentro vecchie borse, per evitare di perderlo o farselo rubare. Passano ore e ore a cercare dove attaccarli a una presa elettrica per ricaricarne la batteria, e dove ricevere il segnale wi-fi gratuito per andare on line. Alcuni, come Pitts, hanno aperto pagine su Facebook e MySpace, e partecipano vivacemente alle chat room sulle condizioni dei senzatetto. Per loro, le stazioni ferroviarie possono essere un rifugio temporaneo per ricaricare le batterie, mentre le biblioteche pubbliche o alcuni bar regalano il collegamento internet.

Il fenomeno sta allargandosi ma non è nuovissimo
: già nel 2002 fece notizia la storia di un senzatetto, Kevin Barbieux, che aprì un blog dal nome “the homeless guy” (Il tipo senza casa). Barbieux vive a Nashville, in Tennessee, e da 25 anni non ha una residenza fissa. Nel suo blog ha raccontato di essere un ex soldato della Marina, di essere stato sposato e di aver avuto due figli, ma di soffrire di una forma di depressione che lo rende clinicamente ansioso e incapace di restare impiegato a lungo. Barbieux è stato l’indiscusso pioniere degli homeless on line, ma oggi perfino i ricoveri pubblici offrono ai loro ospiti la possibilità di usare il computer. Praticamente ogni richiesta di lavoro o di aiuto deve essere riempita in internet, e chi non può avere accesso a un terminale è drasticamente sfavorito rispetto a chi può navigare on linee. Per questo a New York cinque dei nove ostelli per senzatetto garantiscono la possibilità di usare un computer. Per quanto terribile sia la sorte di chi si ritrova a elemosinare un letto in questi rifugi, gli ultimi mesi hanno visto moltiplicarsi situazioni anche più drammatiche, come le tendopoli di senzatetto sorte come funghi in California. Le condizioni di queste cittadelle sono anti-igieniche e pericolose. E spesso i sindaci sono obbligati a ripulirle con l’aiuto della polizia. Niente computer qui, solo povertà e disperazione. Anche fra i senzatetto, dunque, c’è una classe più fortunata e privilegiata e una classe di veri diseredati.

I diseredati ringraziano capitalismo e finanza.

martedì 9 giugno 2009

Il contatore

Nella pagina del blog, in alto a destra, il contatore rileva le visite quotidiane e quelle totali dal giorno in cui è stato attivato.
Ho notato che, a fronte di meno di una decina di commenti postati (alcuni sono mie risposte), più di 100 visitatori hanno "girato" su goodvalley. Peccato che, nel bene o nel male, non abbiano partecipato al dialogo virtuale: era un'occasione per interloquire, anche se il post era stato scritto immediatamente dopo il risultato elettorale e quindi decisamente "caldo".
C'è chi vince e chi perde, c'è chi esulta e chi subisce e, come si esalta euforicamente il vincitore, così si sfoga chi non approva. Tutto umanamente comprensibile.
La ragione ci accompagna per buona parte del nostro quieto vivere, ma ogni tanto le emozioni prendono il sopravvento e, per quanto a detta di qualcuno possano sembrare "cattive, acide e piccanti", altro non sono che un libero sfogo che comunque rispecchia un lecito modo di pensare.
Appartenere alle minoranze non è certo un buon motivo per tacere, anzi...


lunedì 8 giugno 2009

Comunali

Vincerà la ragione o l'ipocrisia?
Questo il quesito che ho postato il 4 giugno su questo blog: ha vinto l'ipocrisia, l'ambizione, l'interesse personale, l'imprenditoria privata supportata da velinismo.
Un paese che da sempre riflette la realtà nazionale, senza diritto di replica, senza capacità di analisi, con i più svariati asservimenti e uno sconosciuto senso del sociale.
In tempi di bassa non ci si può aspettare altro.
E così continua l'oligarchia delle solite caste di arricchiti locali che vomitando cemento in ogni dove tutelano la loro posizione.
E gli altri stanno a guardare.

P.S.: Se qualcuno fosse irritato da questo post, mi preme ricordargli di andarsi a leggere l'articolo 21 della Costituzione.


Calano i blocchi

La mia sintetica considerazione su questa tornata elettorale per le europee è che calano i voti per i partiti del bipolarismo, PDL e PD, mentre tutti quelli al di fuori hanno segnato aumenti più o meno vistosi.
Ne deduco che serve una bella rivisitazione dello stato delle cose: ripartire da piccole minoranze e crescere nel tempo è cosa possibile, perchè alcuni partiti lo dimostrano.
Ci vuole un pò di fiducia e tanto coraggio: mettiamocelo.


sabato 6 giugno 2009

Buone, rosse e belle


La Natura è prodiga di doni meravigliosi. Quest'anno ha voluto regalarci una quantità di ciliegie a dir poco esagerata: mentre altre piante, durante la fioritura, non sono state favorite per l'impollinazione, come ad esempio gli albicocchi, per i ciliegi è accaduto qualcosa di veramente eccezionale.


Sane, belle, rosse, buone e tantissime: senza difetto alcuno, ritrovarsi sotto la pianta e "abbuffarsi" è inevitabile. C'è una differenza enorme tra il mangiarle vicino alla pianta e il portarle a casa in un bel cesto: chi non c'era le apprezza di sicuro anche così, ma per chi le ha colte non è la stessa cosa.


Ancora una volta mi rivolgo alla Natura per addolcire il momento: siamo giunti ai giorni del voto e ci siamo angosciati abbastanza per come stanno le cose.
Il buono e il bello delle umili ciliegie ci riportano a quella sensazione di pulito che tanto manca negli uomini.


giovedì 4 giugno 2009

Veleni

L'appuntamento elettorale per i rinnovi dei consigli comunali si avvicina e l'ultima settimana viene solitamente definita "la settimana dei veleni".
Quest'anno mi sorprende il fatto che le inevitabili schifezze assai ben risapute, soprattutto nei piccoli comuni, siano di pubblico dominio: la gente, mi par di capire, è abbastanza consapevole e il risultato elettorale dovrà dire se, una volta tanto, vincerà la ragione o l'ipocrisia.
Le europee sono invece intese come "qualcosa di lontano", benchè il Parlamento europeo dovrebbe essere, invece, il punto nevralgico dell'unità di un continente.
Quindici anni della II repubblica hanno disintegrato quel poco di etico che rimaneva della politica, trasformandola in aberrante personalismo.
Insomma, ci tocca andare ad esprimere uno dei più significativi strumenti della democrazia col cuore a pezzi, non sapendo più dove riporre la speranza.


lunedì 1 giugno 2009

La trota blu

Vita di vento, vita d’acqua
tirare i remi in barca
e aspettare una coperta
di sonno: lunga quanta
l’acqua di mare che ha visto
passare.

Vita d’acqua, vita di vento
farsi pesce nel mare
e morire contento.

A poche miglia
già si vede dove
il fiume nel mare
s’impiglia.

Basterà saltare
qualche onda, portare
il gozzo fra le prime
alghe di fiume
e poi lasciare che la trota
con il mare alla schiena
ritrovi il suo tema.

Nico Orengo