sabato 15 gennaio 2011

Avrei voluto dire

Dalla finestra lo sguardo si posava sul nido
e sulla tortora tra i rami

Ci sono stata tutto il giorno, oggi, a San Biagio della Cima, al Laboratorio Internazionale sul Paesaggio. C'eravamo davvero in tanti, tra cui parecchi cari amici e persone con cui ci si incontra spesso tramite il blog o fb. Ed il tempo, tutto sommato, è volato: dieci ore, più che meno. Hanno relazionato quasi esclusivamente dei professori, affrontando l'argomento del paesaggio sotto parecchi punti di vista, quasi tutti molto interessanti.
Mi ero preparata un piccolo intervento, ma il tempo a mia disposizione era scaduto e così sono andata via. Avrei voluto dire che nel paesaggio lo sguardo ricerca il bello. Forse un tempo la 'manipolazione' del territorio per garantirsi la sopravvivenza e per la produzione permetteva di ottenere simultaneamente bellezza ed utilità. L'intervento dell'uomo era agricolo e urbanistico: nel primo caso costruiva muri a secco per terrazzare il territorio, nel secondo caso ha dato vita ai paesi e a piccole abitazioni nelle campagne che rispondevano a bisogni di primissima necessità e che erano in simbiosi con l'ambiente.
Questa armonia è finita con l'avvento della 'macchina' e con la sottomissione dell'uomo al principio del massimo profitto. Ciò che un tempo trovava naturalmente ragion d'essere, iniziò ad essere tralasciato, perché 'non c'era convenienza' ed eliminare la fatica fu un ulteriore motivo per condurre l'uomo all'abbandono o alla trascuratezza del proprio territorio. Da quel momento si iniziò a sfruttarlo e non più ad usarlo.
Eppure 'murare a secco', cioè costruire i muri in pietra, è una dimensione straordinaria. L'essere umano, a compiere questo lavoro, sta incredibilmente bene, vive una profonda armonia con la natura, crea, costruisce, produce, generando il bello e l'utile. Se non ci si libera del principio utilitaristico è difficile riportare le persone a questa pratica, perché si è perso il senso dell'armonia a scapito del profitto. E se poi si volesse rivedere veramente l'armonia, sarebbe anche opportuno proibire l'uso del cemento nei muri in pietra: la loro vera natura e funzione è proprio quella di essere 'a secco', per lasciar respirare la terra e drenare l'acqua.
Per i danni compiuti in questi ultimi cinquant'anni non ci sono rimedi. Si può solo intervenire sul futuro. Mi chiedo anche come mai le amministrazioni non siano ancora state capaci di stabilire quale pietra e quale lavorazione possono essere adottate per rivestire nuove abitazioni, onde evitare quella libera scelta che ha dato vita a degli obbrobri che dovrebbero svolgere funzioni puramente estetiche.
Il discorso è ampio. Più interventi hanno chiamato in causa le persone che vivono ancora insediate nel territorio ed io mi sentivo una di loro. Avrei voluto dire anche altre cose, ma è mancato il tempo: quel tempo che ormai manca ogni giorno per avere cura e passione per il paesaggio.


6 commenti:

Violetta ha detto...

ho letto con molta attenzione e gusto il tuo articolo.....mi è venuto in mente di quando mio padre in campagna tirava su i muri a secco....era bravo e sono su ancora adesso dopo molti decenni....ricordo la ricerca della scaglia giusta.....il soppesare forme e dimensioni alla ricerca di un equilibrio che era armonia, precisione e ....scienza.....stare a guardarlo per ore non mi annoiava....era un continuo progredire nuovo e mi trasmetteva pace....

nico ha detto...

Quel "non c'era convenienza" la dice tutta su quello a cui stiamo assistendo giorno dopo giorno, sulle priorità che questo tempo sta purtroppo evidenziando.
Dev'essere stato bello partecipare a questo laboratorio. Troppa gente dovrebbe imparare dalla natura molte più cose di quelle che, per interesse appunto, impara.
Grazie ad Alberto che ha segnalato questo post e grazie a te che lo hai scritto. Ciao

gian paolo ha detto...

E' vero: sono mancati i politici, cui molto di quanto è stato detto era rivolto, e gli interventi di chi ancora vive e lavora in questi luoghi.
Paradossalmente quando non c'erano strade, acqua, corrente elettrica, motoseghe ecc... l'ambiente collinare e quello montano erano più vissuti e curati. Quando è arrivato il progresso i più sono fuggiti.
"Dalla finestra lo sguardo si posava sul nido e sulla tortora tra i rami", ma andava anche oltre!

Lorenza ha detto...

Vivo in campagna e i muri a secco che reggono le terrazze degli olivi stano crollando pian piano , per la pioggia, che è obbiettivamente troppa rispetto a prima, troppi eventi diciamo "esagerati" e troppo ravvicinati fra di loro , e anche perchè non riusciamo tenerli puliti da rovi e arbusti. Ricostruirli è possibile, ma costosissimo , così stare in campagna in semplicità diventa quasi un lusso impossibile, con dei redditi normali. Un'altra cosa bellissima sono i fossi di fognatura coperti realizzati dai vecchi contadini , come i muri , ora ci passiamo sopra con il trattore, piccolo, a cingoli , che tuttavia butta all'aria e sfonda queste vecchie strutture. Una volta passavano con i buoi e per il resto penso che usassero la falce a mano!E' un mondo intero che è cambiato ed è difficile tornare indietro , nuove soluzioni non mi pare ce ne siano, c'è chi ha scassato tutto con le ruspe e rifatto oliveti quasi tutti in piano, ma ovviamente è tutt'un altro paesaggio.. Che vi devo dire , è scoraggiante e nessuno ne parla . Tenere un oliveto all'antica , con le terrazze murate a secco richiede abilità specifiche e un gran numero di ore di lavoro ogni anno , per questo dico che il nostro olio , quando viene venduto a 8 euro il kg, non si paga le spese. Infatti le grandi aziende dicono che pagano i costi dell'olio vendendo il vino , per il quale hanno inventato tutta sta manfrina della super qualità , dei sommelier , che è come il mercato finanziario per l'economia , tutto fumo, ma funzionale al mantenimento della coltivazione dell'olivo. Scusate per la lunghezza.

pia ha detto...

Lorenza Grazie Lorenza, della tua descrizione. Mi par di capire che tu viva in Toscana, ma quello che hai descritto è la fotografia della Liguria, con costi ancora superiori, e difficoltà morfologiche a non finire. Traiamo le stesse conclusioni, abbiamo le stesse incertezze e il rustico che ho restaurato in campagna non me lo potevo godere perchè tutt'attorno era disadorno, non c'era più l'armonia di un tempo. Viviamo un'epoca così...

Paola ha detto...

Mi fa piacere trovare nei blog testimonianze circa il “Laboratorio internazionale sul Paesaggio” che si è tenuto a San Biagio della Cima il 15 gennaio. È stata anche per me un’esperienza speciale, molto più intensa e fruttuosa di quanto avessi sperato nella fase di ideazione e poi di progettazione insieme ad altri. Se è vero che il ricco programma e la decisione di svolgere tutto in una sola giornata hanno di fatto limitato gli spazi per gli interventi del pubblico, è altrettanto vero che molti sono intervenuti, che il dibattito è proseguito nei momenti conviviali (viva le signore-cuoche del comprensorio!), e poi nelle strade e per i paesi, dove anche nei giorni successivi ho raccolto riflessioni e spunti per nulla banali. Anche questo blog di Pia, come quello di Alberto, con la loro intelligenza e sensibilità, stanno facendo da cassa di risonanza e tribuna per un approfondimento di vari aspetti pertinenti al paesaggio. Alle belle riflessioni di Pia e dei vari commentatori sui muretti a secco, elemento importante della realtà fisica così come dell’immaginario ligure (e non solo), vorrei aggiungere la denuncia, oltre che dell’impiego snaturante del cemento, anche della fabbricazione ed uso del wallboard, pannello prefabbricato con effetto “muro a secco”, che sta purtroppo apparendo sempre più frequentemente al posto del più laborioso, e certamente più costoso, originale autoctono. Ancora una volta, la parola chiave è “la convenienza”. Perché non bandire l’uso di questi materiali, incoraggiando e agevolando con varie misure il ritorno al ‘sapere’ antico?
Il Laboratorio va avanti, è una formula aperta, un rizoma in cerca di buon terreno. Dico rizoma, perché, come ben avvisarono Deleuze e Guattari, è a-gerarchico, cammina orizzontalmente e produce nuovi individui. Quindi il centro della riflessione (nel caso specifico, sul paesaggio) è ovunque. Paola