venerdì 19 marzo 2010

U levamàn


Non so se in altri luoghi esiste un punto di riferimento per indicare che è giunta l'ora di smettere di lavorare, il cosiddetto u levamàn.
A Vallebona, in ogni stagione, quando il sole e l'ombra si incontrano dal casolare al centro della fotografia, significa che la giornata lavorativa in campagna è terminata. E' sempre stato l'orologio "naturale" e, come una meridiana, mantiene inalterata la sua funzione, salvo i giorni in cui il cielo è coperto di nubi.
Mi riporta a mio padre ed è così che lo ricordo nel giorno della sua festa.

8 commenti:

novalis ha detto...

Mi affascinano queste storie. Non conosco tradizioni legate a "U levamàn" dalle mie parti, probabilmente è una questione morfologica. Pianura e la zona industriale poco si prestano a questa poesia.

Alberto ha detto...

...l'ora che volge il disio e ai lavoranti intenerisce il core...

raggio ha detto...

apprezzo questo tuo pensiero verso tuo padre!!!
qua da me, non c'è un termine, ma la sostanza è la stessa. guardiamo il sole soprattutto in inverno, quando siamo nell'uliveto: "u suu u munta aa Pasarina, andamu..."
anche a Castè, i miei nonni, quando il sole era in Bunda, si preparavano perchè la strada era ancora lunga... Ciao Pia!

garabondo ha detto...

la foto, i ricordi, tuo padre; per molti credo queste possano sembrare nostalgie, legate al tempo; io invece sono convinto che siano buone speranze per un futuro che non potrà essere solo la continuazione dell'oggi, ma il recupero di tante cose.
u levaman, era ed è ancora e sarà ( dovrà essere),il ritorno a casa, alla famiglia, ai parenti, agli amici ed al tempo libero che dà qualità alla vita e al lavoro che si fà

Fausto ha detto...

Una volta, quando non tutti avevano l'orologio (specialmente quando lavoravano in campagna), era consuetudine regolarsi col sole, soprattutto per levaman e soprattutto se le campagne erano lontane dal paese, questo per evitare che la notte calasse prima dell'arrivo a casa. Personalmente mi ricordo che quando andavamo in una campagna in località Beragna (al confine col comune di Perinaldo) per non arrivare a casa di notte bisognava levaman quando l'ombra arrivava presso due case sulla collina di fronte dette e cae di spiriti.

sessantotto ha detto...

noi sulla costa ci regolavamo col passaggio dei treni ed era simbolico ma molto meno poetico

Daniela ha detto...

Hai proprio ragione!
Forse un tempo le persone erano più attente nell'osservare il mondo circostante in tutte le sue manifestazioni.
Mi hai fatto ricordare che entrambe le mie nonne non portavano l'orologio da polso: con mio fratello, da bambini, ci divertivamo a chiedere l'ora alla nonna Battistina che, puntualmente, ci dava la risposta esatta!

logos nella nebbia ha detto...

Nelle campagne del Monferrato si faceva la stessa cosa. I miei nonni materni erano di un paese vicino a Nizza Monferrato e avevano " la vigna" come si dice dalle mie parti.
Quando il sole spariva dietro una data collina era ora di " fare sù gli atrezzi" e prendere il sentiero verso casa. Inoltre il passaggio del treno delle 12,30 segnava l'inizio della pausa pranzo....ma allora i treni viaggiavano abbastanza in orario.
Quello che è interessante è che le ore venivano scandite dai ritmi naturali, il gallo o la mucca che muggiva perchè era ora della mungitura,la posizione del sole, le prime brinate e la domenica il suono della campana del campanile.
Anche i preti avevano un ruolo in quest'ordine naturale.:))))