mercoledì 28 gennaio 2009

I giorni della merla

Ve la ricordate la leggenda che ci raccontavano a scuola per spiegare il motivo per cui i merli sono di colore nero?
Ne ero affascinata.
Dato che non amavo e non amo particolarmente il freddo, pensavo a quell'uccello costretto a starsene vicino a quel comignolo per sopravvivere a quelli che erano considerati i giorni più freddi dell'inverno (29, 30 e 31 gennaio) e che, da bianca come era in origine, si ritrovò completamente nera.
Ero contenta che avesse trovato un pò di calore, ma non potevo fare a meno di pensare che si trovasse tuttavia all'aperto, senza protezione.
E anche adesso, quando fa freddo, piove e soffia quel ventu gerau, spesso mi chiedo come si difendono gli animali, in particolare gli uccelli, perchè mi sembrano i meno protetti di tutti.
Dove troveranno riparo quando infuria l'intemperia?

11 commenti:

gaz ha detto...

Sai che anche io mi sono fatta mille volte questa domanda. I pettirossi, i merli, le gazze :), dove andranno a ripararsi durante le giornate piovose, fredde e con la neve. Ma che strage, penso, quanti ne moriranno! Poi al primo sole, in primavera, eccoli tutti, cinguettanti, ritornano con il loro segreto...e mi rallegrano!

gturs ha detto...

sembrano i meno protetti ma in realtà non lo sono, la natura li ha dotati anche per combattere il freddo.
Almeno credo!
Io di questi giorni parlerò domani...

filo ha detto...

Proprio in questi giorni ho ritrovato un vecchio testo scolastico che riporta la leggenda e una tenera illustrazione della merla imbacuccata con sciarpa e berrettino addossata al camino da cui esce un denso fumo nero, mentre il burbero Gennaio scatena vento e bufere di neve... oggi i libri di scuola non propongono più questi racconti popolari che scandivano il ritmo delle stagioni!
Ciao.

gaz ha detto...

Filo, sai che bello se tu riuscissi a farci vedere quell'illustrazione...
Uno scanner... e via :-)

novalis ha detto...

Un’altra leggenda, molto diffusa in Lombardia, e non meno triste, narra che una ragazza e un ragazzo, per guadagnare tempo, mentre si recavano a una festa in un paese vicino al loro, attraversarono il Po gelato, ma scivolarono nell’acqua e scomparvero. Unica testimone dell’accaduto una merla: per tre giorni l’uccello cinguettò volando sui passanti per chiedere aiuto. Poi, il terzo giorno (31 gennaio) il sole sciolse il ghiaccio e il fiume restituì i cadaveri dei giovani, intorno ai quali sbocciarono fiori.
Ciao :-)

la signora in rosso ha detto...

Per fortuna a Venezia in questi giorni non fa molto freddo - Speriamo che i giorni della merla siano il preludio di un'anticipata primavera....

desaparecida ha detto...

Non conoscevo la storia di cui tu parli....ma certo avere letto novalis mi ha intristita non poco...davvero!
Un abbraccio :)

coscienza critica (italiani imbecilli) ha detto...

Ahimé, ogni tanto vedo dei passerotti inermi sul terreno, uccisi dal freddo. Anche questa è la selezione naturale.

Alberto ha detto...

Io, e l'ho già scritto da altre parti, do da mangiare a due coppie di merli. Compro loro il mangime e lo spargo su una mensolina sul balcone. Sono mezzo addomesticati. Ciao.

pia ha detto...

In campagna ci sono solitamente i pettirossi (rebissi, in dialetto)che si avvicinano d'inverno a saltellare a pochi metri di distanza da dove mi trovo a lavorare. Quasi ogni giorno uno si avvicina e mi accorgo della sua presenza e la cosa mi da gioia.
Molto più raramente anche il merlo compie lo stesso rito, ma si avvicina meno: e comunque anche la sua presenza è graditissima.
Sono l'unica compagnia che avverto durante il giorno quando sono in campagna, dato che di solito sono da sola e ascoltare il canto degli uccelli mi riesce facile e decisamente piacevole.

raggio ha detto...

Io anche vivo in campagna e sono rallegrata dal canto di molti uccelli che cominciano già a sentire "a prima" (la primavera). Molti mangiano le bacche delle siepi o dell'alloro, incuranti di noi che siamo in giardino. Un pettirosso in inverno dorme in garage da anni e nelle giornate fredde lo vediamo scappar via, forse non sarà sempre lo stesso, ma c'è!