giovedì 5 febbraio 2009

La politica

Mi sto ponendo seriamente il problema di come venir fuori da questa situazione di grande confusione e, se vogliamo, di disfatta in cui stiamo vivendo.
Cavalcare l'onda della critica feroce sta diventando l'unica chance che ci rimane, ma non basta, anzi, forse è anche troppo comodo.
Si sono frantumate molte ideologie che ci hanno accompagnato dal dopoguerra ad oggi e da questo terremoto siamo rimasti in molti "senza casa".
Non va bene. Abbiamo attorno a noi situazioni gravi, che peggioreranno ulteriormente; la crisi economica incalza e presto potremmo vederne delle belle.
Penso che sarebbe il caso di farci su una profonda riflessione, percorrendo strade non troppo lontane da noi stessi, ovvero cercando di capire che cosa si può recuperare, soprattutto a livelli locali, o cosa si può "inventare" per provare a ripristinare qualcosa, onde evitare il peggio.
"Tagliare", "dare a chi ha bisogno", "incentivare a destra e manca" sono soluzioni estremamente effimere, come l'ossigeno per un agonizzante.
La domanda che io mi pongo e propongo anche a voi è: Come si può creare nuova ricchezza? Come generare nuove risorse?
Forse bisogna partire dalla soluzione invece che dal problema, forse ogni realtà locale è molto diversa da un'altra e va affrontata nello specifico, forse bisogna avere il coraggio di incontrarsi tra più persone per discuterne.
Penso, tuttavia, che qualcosa vada fatto.

12 commenti:

Riverinflood ha detto...

Belle domande. Ma la culturra generale del lavoro non è trova proseliti facilmente a qualsiasi latitudine. Ci sono intere generazioni ai quali si è inculcata la cultura della questua dove il padrino, o il notabile era preposto a trovarti un lavoro, col risultato ovvio dell'eterna riconoscenza a costoro. Altre diverse tipologie si sono invece sbracciate la maniche e si sono inventati un lavoro. Avevo letto un libretto tempo fa su come un indiano pellerossa può sopravvivere in pieno deserto anche se a due passi c'è una grande città con un McDonald's. Ebbene, l'indiano diceva: datemi un coltello e riuscirò a sopravvivere. Ma se solo a uno dei cittadini contemporanei venisse a mancare il McDonald's, costui morirebbe di fame (nel deserto). Ciao!

XPX ha detto...

Il fatto che non ci siano più ideologie può essere positivo: si vota un presidente; poi se delude, si vota tranquillamente un'altro senza quelle preclusioni ideologiche che i nostri politici tendono a mantenere per farsi votare all'infinito.
Il sistema americano può esser buono: al massimo 2 legislature di 4 anni poi a casa, rinnovamento.
In Italia siamo messi malissimo.

coscienza critica (italiani imbecilli) ha detto...

Sì, forse bisogna partire dalla soluzione. Ma anche da una riforma delle coscienze. Lavoro duro e lungo.

belfagor ha detto...

preoccupante tristezza.... meno male che esistono gli amici; ti voglio bene Pia...

MarLor_58 ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
MarLor_58 ha detto...

"Smarriti, senza casa" è questo anche il mio sentire. Alcune volte mi chiedo se sia una sensazione dei miei 50 anni, altre mi coglie un pessimismo per cui penso che abbiamo i governanti che ci meritiamo. Troppo spesso infatti per un piccolo tornaconto personale abbiamo calpestato educazione, senso di giustizia o semplicemente un rigore morale. E allora? Allora bisogna ritrovare la capacità faticare, di sacrificio, di cambiare partendo da noi stessi senza aspettare che sia sempre l'altro a fare il primo passo; e poi chi semina... raccoglierà.
Non dobbiamo però neanche tollerare soprusi e malcostume con l'alzata di un'alzata di spalle "tanto il mondo va così" e questo è difficile, o meglio difficile farlo da soli. Allora servirebbe la partecipazione cantata da Gaber, quella partecipazione che è democrazia... ma torniamo al punto di partenza al punto di partenza. Sono purtroppo abbastanza pessimista perchè questa crescita generazionale avvenuta con nutella e televisione ci ha rincoglinito. Forse l'attuale crisi economica non è ancora così brutta da darci quello scossone necessario.
Ciao!

pia ha detto...

@belfagor
...un "ti voglio bene" così va contraccambiato, diavolo!

filo ha detto...

Credo che qualche buon consiglio sull'argomento possa venire dallo sviluppo del concetto di "decrescita" di cui aveva parlato Alberto in un post su Serge Latouche, autore del libro "La scommessa della descrescita", e ripreso ultimamente anche da novalis.
"Cambiare valori e concetti, mutare le strutture,rilocalizzare l'economia e la vita,rivedere nel profondo i nostri modi di uso dei prodotti.."
Ciao pia.

Ino ha detto...

Concordo che qualcosa vada fatto,
tutti i giorni nel mio piccolo ci provo, poi però cozzo con il fatto che ormai siamo soli..senza casa.
Salù
P.S. La prossima volta che presti un libro a Germana...
Abbracciala da parte mia.
Grazie

la signora in rosso ha detto...

Sono riflessioni che continuamente faccio.Chi si è sempre mobilitato e ha sempre lottato per migliorare la qualità della vita, si sente impotente... la partecipazione e il coivolgimento alle scelte locali è uno dei fattori determinanti per migliorare il sistema....Adesso è tutto più difficile, perchè i "valori" non sono più condivisibili

Alberto ha detto...

Navighiamo a vista su un mare in tempesta, l'albero maestro si è spezzato e le vele sono tutte strappate. Non si vede nemmeno l'orizzonte avvolto in una foschia mefitica. Su questo vascello comincia a scarseggiare il cibo e l'acqua. L'equipaggio si è diviso in due e si fronteggia. Da una parte i lupi dall'altra gli uomini. Non si è ancora capito chi sono i migliori.

gp ha detto...

Ho inserito il commento di Alberto nella mia raccolta di poesie,anche in considerazione del fatto che questo sabato non ne ha pubblicato nel suo blog.
Credo che un'idea di risposta alle domande del tuo post, la puoi trovare in quel che va dicendo Carlin Petrini.
(Vale) Bona