lunedì 2 febbraio 2009

L'abbandono


Vicino ad una mia campagna ho fotografato questo ulivo secco, che per tanti anni ho guardato con benevolenza.
Mi ha insegnato ad averne rispetto e compiacenza, come per uno florido e ben coltivato, perchè l'impermanenza è nella natura delle cose e l'uomo "può" soltanto fino ad un certo punto.
Ciò si collega all'integrazione della legge degli opposti, che ci esonera dal discernimento di "bello o brutto" e che ci svela l'accettazione incondizionata.
Come quando un vecchio ci palesa la sua impotenza, la vicinanza della sua fine e anche la sua fine stessa, ma che al contempo ci dichiara di "esserci" per aggrapparsi a lui per potersi sostenere: così fanno i rovi, l'edera o la vitalba con l'ulivo rinsecchito.
Anche nell'abbandono, quindi, giace la continuità.
Siete d'accordo?

8 commenti:

Daniela ha detto...

Ciao cara Pia: ho letto ora la tua riflessione sull'abbandono.
Sono d'accordo con te: anche questo dell'ulivo è un segno che fa parte del grande progetto di cui solo a volte riusciamo ad intravvedere qualcosa...
Ma quando ci "arriviamo" siamo appagati perché prendiamo coscienza del fatto di appartenere a questo "tutto".
un bacione

Alberto ha detto...

A me fa sempre pena vedere un albero abbandonato. Naturalmente parlo di un albero che prima era coltivato. Quando poi si tratta di un ulivo! E quanti ne abbiamo così. Un conto è la natura selvaggia, un conto quella che l'uomo ha per così dire addomesticato. E quando quest'ultima per l'abbandono si rinselvatichisce non dura a lungo e muore. E non mi piace. Il nostro comune amico ha scritto un inno ai rovi. Ma loro non sono mai stati addomesticati. Ciao.

gturs ha detto...

La natura è fantastica anche in questo....
Purtroppo di abbandono se ne vede sempre di più, ma come sai bene cara Pia è dura in campagna.....
Buona serata.

XPX ha detto...

E' a ricordarci il mistero della vita ....

filo ha detto...

La natura trova sempre il modo di far rinascere la vita dalla morte di una pianta, anche se è causata dall'uomo.D'altra parte anche i rovi, l'edera e la vitalba, per quanto possano non piacerci, hanno la loro funzione nell'ecosistema.
Ciao Pia.

la signora in rosso ha detto...

tutto diventa funzionale a un disegno più universale, l'ulivo anche se rinsecchito è quello che è stato (albero che dava frutti) e legno riutilizzato per altri scopi.
Grazie Pia. A presto

Riverinflood ha detto...

Ben scritto. Quando percorro la stradina che mi porta giù in città, tutti i saraceni mi scorrono ai lati. Ma non sono rinsecchiti; sono ben vivi e vegeti, quadruplicati dal secolarismo del loro essere; e fanno olive fenomenali. Li guardo e vedo in quell'intrecciarsi di nodi, di rami e di tronchi tutta un'umanità scomparsa che ha visto pero i "saraceni". Questi alberi come ornamento naturale estetico della natura mi accerchiano e mi fanno stare bene. Ma sai, non tutti hanno questa fortuna. Io un giorno sparirò, aggrappato a qualcuno di questi alberi, e li sentirò tuonare: finalmente sei tornato.

La Mente Persa ha detto...

Una fine è sempre seguita da un inizio.
La natura continua il suo ciclo.
Noi siamo una parte di essa, a volte ce lo scordiamo.
Eppure, solo attraverso il contatto con la terra possiamo rigenerarci e ritrovare la nostra serenità.

I nonni ci lasciano i loro valori come eredità, bisogna solo aprire loro il cuore.

Buona giornata
gio