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sabato 27 gennaio 2018

Giorno della Memoria


AGAVE 

Non sono utile né bella,
non ho colori lieti né profumi;
le mie radici rodono il cemento,
e le mie foglie, marginate di spine,
mi fanno guardia, acute come spade.
Sono muta. Parlo solo il mio linguaggio di pianta,
difficile a capire per te uomo.
È un linguaggio desueto,
esotico, poiché vengo di lontano,
da un paese crudele
pieno di vento, veleni e vulcani.
Ho aspettato molti anni prima di esprimere
questo mio fiore altissimo e disperato,
brutto, legnoso, rigido, ma teso al cielo.
E’ il nostro modo di gridare che
morrò domani. Mi hai capito adesso?


Primo Levi, 10 settembre 1983


Grazie, Gian Paolo Lanteri, per questa segnalazione


martedì 21 marzo 2017

A tutti i giovani raccomando


A tutti i giovani raccomando:
aprite i libri con religione,
non guardateli superficialmente,
perché in essi è racchiuso
il coraggio dei nostri padri.
E richiudeteli con dignità
quando dovete occuparvi di altre cose.
Ma soprattutto amate i poeti.
Essi hanno vangato per voi la terra
per tanti anni, non per costruivi tombe,
o simulacri, ma altari.
Pensate che potete camminare su di noi
come su dei grandi tappeti
e volare oltre questa triste realtà
quotidiana.


Alda Merini, da “La vita facile”



martedì 20 dicembre 2016

I bambini di Aleppo


Hanno perso l'angelo custode i bambini di Aleppo,
Waseem ormai non ha più ali per abbracciare quel cielo
sprofondato nel buio di una notte infinita.
Con il filo sottile della speranza
rammendava brandelli di vita e curava il dolore innocente
per regalare ancora un domani ai bambini di Aleppo
sospesi fra il cuore e un vento di stelle.
Figli di un dio minore disceso da un cielo distratto
sognano ancora di ascoltare
la voce del mare in un giorno d'estate
quando non pioveranno più fuoco e bombe
sulle strade bagnate di lacrime e sangue.
S'inventano giochi i bambini di Aleppo
nei cortili delle case dilaniate,
fra le rovine di un'infanzia sconfitta.
Hanno un cuore di vento per volare oltre la paura,
ma non corrono sui prati,
solo pietre e silenzio germogliano all'ombra del dolore.
La morte con mani di falce ha profanato quei sorrisi
e ora giacciono esanimi, i capelli spettinati sulla fronte,
la manine bianche arrese al gelido abbraccio,
il capo reclinato con un abbandono più grave del sonno
e gli occhi spalancati a guardare un mondo
che ha smarrito il senso della vita.
Adesso sono leggeri, leggeri i bambini di Aleppo
perché vogliono volare in alto nel cielo,
salire su quella giostra appesa ad un raggio di luna
e correndo fra le stelle ricamare arcobaleni
sulla soglia del tramonto.



Waseem era l'ultimo pediatra rimasto a prestare soccorso all'ospedale di Aleppo. A fine aprile è morto durante un bombardamento contro l'ospedale.


Rita Muscardin - Savona

I classificata al 3° Concorso Nazionale di Poesia "Leivi 2016" - Città dell'olio - Categoria Poesia Inedita 

                                            

giovedì 15 dicembre 2016

Mi dicevano che il tempo...


Mi dicevano che il tempo
guarisce ogni cosa, 
persino il dolore dell'anima.
Così ho esposto allo sguardo dei giorni
la mia carne piena di cicatrici
e il respiro ho messo nelle mani del vento
per potermi sollevare e ridarmi fiducia.
Mi dicevano che il tempo
sana anche la malinconia
e cancella il male dal volto
e guida verso la giusta via
chi, come noi, si è perso.
Io sono ancora qui, 
e vago negli spazi angusti del vivere
e le ferite inflitte dal gelo altrui
rimangono voragini di urla taciute.
Mi dicevano che il tempo
guarisce ogni cosa.
Ma forse il tempo da qui
non è mai passato.


Nadezhda Georgieva Slavova 



II classificata al 3° Concorso Nazionale di Poesia "Leivi 2016" Città dell'olio


giovedì 29 settembre 2016

IN GOTU DE DURSEAIGA (IL ROSSESE)



La forma di foglia che parla d’Oriente
Arrivata a Marsiglia con le navi d’Athina
Dal 1800 quell’aroma si sente
Dell’acino viola con buccia assai fina.

Pianta difficile da coltivare,
Con quel suo faticare, come dice Gianni,
Sul suolo drenato per far respirare,
Molti vigneti hanno più di 100 anni.

Il terreno perfetto da sempre è lo sgrutto
Predilige la fascia dai sacri maixei
Sotto ai 600 metri dal mare in tutto
Sapore diverso dal Campochiesa, direi.

Il profumo suo rosso è lieve e fragrante,
Fruttato e di fiore, di macchia e del timo
Del pino, di terra e di mare distante
Di rosa appassita, e del suo dolce destino.

A quindici gradi è un dono col fiocco
Col pesce, la carne, funghi e verdure
Arte sua rara sposa ben l’articiocco
Scegli quel gotto e le sue giuste misure

Con i fagioli e l’amico capretto
Agnello al forno e coniglio locale,
Terrina di fagiani e vitella all'uccelletto,
Faraona alla crema col fungo speciale,

Buono coi tordi in bagno di burro
Con il formaggio della alta Val Nervia.
Se giovane ama il pesce azzurro
Ed i salumi rossi della montagna impervia .

Luvaira, Brunetti e Migliarina,
Arcagna,  Morghe e Cian da Marchesa
Pini, Bramusa, Galeae e Tramontina
Sono i suoi regni sotto ogni Chiesa.

Grazie al Rossese la terra s’adorna
Di luce soave già pregna di gusto
Dove ogni anno il pensiero mio torna
Al lieve godere sì dolce e giusto.


Fabrizio Bissi Fulloni


venerdì 26 agosto 2016

Sei voci



Non fu il mare a raccoglierci
Noi raccogliemmo il mare a braccia aperte.

Calati da altopiani incendiati da guerre e non dal sole,
traversammo i deserti del Tropico del Cancro.

Quando fu in vista il mare da un’altura
Era linea d’arrivo, abbraccio di onde ai piedi.

Era finita l’Africa suola di formiche,
le carovane imparano da loro a calpestare.

Sotto sferza di polvere in colonna
Solo il primo ha l’obbligo di sollevare gli occhi.

Gli altri seguono il tallone che precede,

il viaggio a piedi è una pista di schiene.


Erri De Luca (1950)


giovedì 28 luglio 2016

Non è facile

Dipinto di Lia Pasqualino Noto

Non è facile invecchiare con garbo.
Bisogna accertarsi della nuova carne, di nuova pelle,
di nuovi solchi, di nuovi nei.
Bisogna lasciarla andare via, la giovinezza, senza
mortificarla in una nuova età che non le appartiene,
occorre far la pace con il respiro più corto, con
la lentezza della rimessa in sesto dopo gli stravizi,
con le giunture, con le arterie, coi capelli bianchi all’improvviso,
che prendono il posto dei grilli per la testa.
Bisogna farsi nuovi ed amarsi in una nuova era,
reinventarsi, continuare ad essere curiosi, ridere
e spazzolarsi i denti per farli brillare come minuscole
cariche di polvere da sparo. Bisogna coltivare l’ironia,
ricordarsi di sbagliare strada, scegliere con cura gli altri umani,
allontanarsi dal sé, ritornarci, cantare, maledire i guru,
canzonare i paurosi, stare nudi con fierezza.
Invecchiare come si fosse vino, profumando e facendo
godere il palato, senza abituarlo agli sbadigli.
Bisogna camminare dritti, saper portare le catene,
parlare in altre lingue, detestarsi con parsimonia.
Non è facile invecchiare, ma l’alternativa sarebbe
stata di morire ed io ho ancora tante cose da imparare.


Cecilia Resio - Le istruzioni


Poesia pubblicata su Facebook da Gianni Modena


sabato 25 giugno 2016

Elogio dell'ombra

Foto di Luigi Ghirri

La vecchiaia (è questo il nome che gli altri gli danno)
può essere per noi il tempo piú felice.
È morto l’animale o quasi è morto.
Restano l’uomo e l’anima.
Vivo tra forme luminose e vaghe
che ancora non son tenebra.
Buenos Aires,
che un tempo si lacerava in sobborghi
verso la pianura incessante,
è di nuovo la Recoleta, il Retiro,
le confuse strade dell’Once
e le precarie case vecchie
che seguitiamo a chiamare il Sud.
Nella mia vita son sempre state troppe le cose;
Democrito di Abdera si strappò gli occhi per pensare;
il tempo è stato il mio Democrito.
Questa penombra è lenta e non fa male;
scorre per un mite pendio
e somiglia all’eterno.
Gli amici miei non hanno volto,
le donne son quello che furono in anni lontani,
i cantoni sono gli stessi e altri,
non hanno lettere i fogli dei libri.
Dovrebbe impaurirmi tutto questo
e invece è una dolcezza, un ritornare.
Delle generazioni di testi che ha la terra
non ne avrò letti che alcuni,
quelli che leggo ancora nel ricordo,
che rileggo e trasformo.
Dal Sud, dall’Est, dal Nord e dall’Ovest
convergono le vie che mi han condotto
al mio centro segreto.
Vie che furono già echi e passi,
donne, uomini, agonie e risorgere,
giorni con notti,
sogni e immagini del dormiveglia,
ogni minimo istante dello ieri
e degli ieri del mondo,
la salda spada del danese e la luna del persiano,
gli atti dei morti,
l’amore condiviso, le parole,
ed Emerson, la neve, e quanto ancora.
Posso infine scordare. Giungo al centro,
alla mia chiave, all’algebra,
al mio specchio.
Presto saprò chi sono.


Jorge Louis Borges


martedì 19 aprile 2016

Aprile


Primavera in mezzo agli orti. Dietro le nubi cambia paese
il desiderio, esse vanno e io sto, l'aria
promette ora pioggia ora incredibile tersezza,
io sto qui seduto lungo una fila di violacciocche.
Da spalancate finestre acciottolii nelle cucine,
voci calme di donne di varie età,
immortali musiche cercate sui tasti
da principianti nelle luminose facciate qui attorno,
l'aria è ferma qui, il vento è fra le nuvole,
aprile dolce dormire. Tutto
è lontano e vicino, anche la fresca
poesia, mentre la rimpiangevo è qui nata
all'odore di terra immollata. L'anima
apprende un desiderio che si contenta di se stesso,
tanto male e tanto buio sono un ricordo tra altri,
tutte le voglie viaggiano irreali eppur possibili,
aprile dolce dormire. Questo bambù
s'è seccato l'inverno scorso, goccia una cannella,
le finestre al sole si rifanno dell'invernata.
Aprile tutt'i sogni son lontani e vicini.



Riccardo Bacchelli (Bologna, 19 aprile 1891 - Monza, 8 ottobre 1985)


mercoledì 30 marzo 2016

Vengano infine


Vengano infine le alte allegrie,
le ardenti aurore, le notti calme,
venga la pace agognata, le armonie,
e il riscatto del frutto, e il fiore delle anime.
Che vengano, amor mio, perché questi giorni
son di stanchezza mortale,
di rabbia e agonia
e nulla.


José Saramago (1922 - 2010)


lunedì 21 marzo 2016

Spazio di Alda Merini


Spazio spazio, io voglio, tanto spazio
per dolcissima muovermi ferita:
voglio spazio per cantare crescere
errare e saltare il fosso
della divina sapienza.
Spazio datemi spazio
ch’io lanci un urlo inumano,
quell’urlo di silenzio negli anni
che ho toccato con mano.

Alda Merini (21 marzo 1931 - 1 novembre 2009)

Giornata Mondiale della Poesia
 e primo giorno di Primavera


martedì 15 marzo 2016

Come bolle di sapone



Come bolle di sapone
s'alzano i pensieri
per poi svanire
tra gli affanni.
Vanno e vengono
timidamente
rimbalzando
oltre le colline.


Pia


sabato 20 febbraio 2016

Montagne azzurre


Montagne azzurre
azzurre d'onde
toccano a pelo
l'orizzonte,
e il cielo,
ed erte vette
con valli strette
piegano a schiere,
sin dove nasce
il maestrale,
a morir nel mare.

Ed ove flora,
ogni estate in gioioso
rifiorir di colore
di fiori esplode,
per poi divenir,
come disse il poeta,
come d'autunno sugli alberi 
le foglie,
foreste spoglie.

Montagne azzurre
di laboriose genti
ebbre di fede,
musica e folklore
che da sempre con gregari greggi
peregrinando tra l'alpi e mari 
- come noi ora - 
vanno, ignari,
alla scoperta dell'insolito.


Giannino Orengo (1952 - 2005)



Oggi, a Pigna, verrà conferito 
il Premio Sant'Ambrogio d'Argento Giannino Orengo
figura di spicco nella poetica dialettale del Ponente ligure. 
Il premio verrà consegnato alla moglie.



domenica 14 febbraio 2016

Intesa



Nei silenzi che parlano

negli occhi che cercano

nelle risate che volano

nei momenti che aspettano

negli animi che vibrano

noi siamo.


Pia - 1996


Buon San Valentino!


mercoledì 30 dicembre 2015

L'anno nuovo

Seduta sulla sua poltrona, reduce da un mese con problemi vari di salute, alla veneranda età di 92 anni e un quadrimestre, la mamma mi recita questa filastrocca con la sua voce ormai un po' flebile: la sua memoria l'ha conservata per almeno 85 anni.



L’anno vecchio se ne va, e mai più ritornerà,
io gli ho dato una valigia di capricci e impertinenze,
di lezioni fatte male, di bugie e disubbidienze,
e gli ho detto: “Porta via! questa è tutta roba mia”.

Anno nuovo, avanti avanti,
ti fan festa tutti quanti,
tu la gioia e la salute porta ai cari genitori,
ai parenti ed agli amici rendi lieti tutti i cuori,
d’esser buono ti prometto, anno nuovo benedetto.


Angiolo Silvio Novaro (1866 - 1938)



Buon 2016 !


da PensieriParole

domenica 13 dicembre 2015

La ginestra bianca

Foto di Goran Guglielmi

La ginestra bianca, meno
cespuglio che albero, radicata
in un metro di terra e ormai
così alta e spiovente

la ginestra bianca, aperta
come un ventaglio, ramificata
in cielo, inguardabile e così 
presente, così negli occhi

la ginestra bianca, a ciuffi
bianchi, reclini, profumati
sin dalle prime gemme, nuvola
vagante sui giardini

la ginestra bianca, che
sentivamo ogni anno a marzo, rifiorita
e torbida, ha gettato tutti i fiori
nel solstizio d'inverno.


13 gennaio 1977


Giuseppe Conte, Poesie 1983 - 2015, Oscar Mondadori, Milano, 2015, pag.69-70


sabato 21 novembre 2015

Secondo la profezia



La Liguria crollerà in mare, è certo, i suoi
confini alti al vento di abeti e di agrifogli e le
colline antiche terrazzate, di pinastri, di
ginestre, di ulivi, le rocciose

aeree propaggini del cactus e dell'aloe, interi
parchi di palme e di araucarie, ville
bianchissime, le chiese intatte e quelle già sventrate
dai terremoti: su tutto calerà il silenzio colmo di

fondale. Sul pelo dell'acqua poche rame
di precoce mimosa, dell'errante pitosforo.
Liguria dalle città livide, algose, di gusci, traversate
da squame e da correnti: incrostate

di buio, del buio bagliore attonito
di dopo le catastrofi. Noi soli ci
salveremo, noi che abbiamo imparato a
camminare sull'acqua: sul pelo dell'acqua

poche rame di precoce mimosa
basteranno, il vento soffierà l'Isola Viola
nuova ai nostri occhi, seguiremo la rotta
dell'errante 
pitosforo.


Giuseppe Conte, da L'Oceano e il Ragazzo, 1983


lunedì 26 ottobre 2015

Aforisma di Alda Merini


Beato chi ne è capace già in giovane età, in ogni caso diventa una necessità in età matura:

Mi 
piace 
chi sceglie
con cura, 
le parole da non dire.


Alda Merini (1931 - 2009)

Preso da Facebook e trascritto qui affinché rimanga. Là tutto scorre e se ne va, qui si possono ritrovare le cose, almeno quelle più importanti.


lunedì 31 agosto 2015

GRADINI di Hermann Hesse

La poesia di Hermann Hesse che ho sempre preferito.


Come ogni fior languisce e giovinezza 
cede a vecchiaia, anche la vita in tutti 
i gradi suoi fiorisce, insieme ad ogni 
senno e virtù, né può durare eterna.
Quando la vita chiama, il cuore sia 

pronto a partire ed a ricominciare,
per offrirsi sereno e valoroso 

ad altri, nuovi vincoli e legami.
Ogni inizio contiene una magia
che ci protegge e a vivere ci aiuta.


Dobbiamo attraversare spazi e spazi,
senza fermare in alcun d'essi il piede,
lo spirto universal non vuol legarci,
ma su di grado in grado sollevarci.
Appena ci avvezziamo ad una sede
rischiamo d'infiacchire nell'ignavia:
sol chi e' disposto a muoversi e partire
vince la consuetudine inceppante.


Forse il momento stesso della morte
ci farà andare incontro a nuovi spazi:
della vita il richiamo non ha fine....
Su, cuore mio, congedati e guarisci!



Hermann Hesse (1877 - 1962)


domenica 2 agosto 2015

LAMENTO di Hermann Hesse



Non c'è concesso di essere. Sol fiume 
siamo ed in ogni forma c'inseriamo,
per entro la caverna, il duomo, il lume
la notte, e sempre all'essere aspiriamo.

Per l'uomo, benché assuma una sua forma,
patria e felicità son cose vane,
sempre è in cammino ed ospite di norma,
sede non ha, per lui non cresce pane.

Non sa qual sorte Dio gli abbia provviso,
sente che come argilla lo sballotta,
duttile e muta, senza pianto o riso,
che viene impastata, sì, ma mai cotta.

Oh tramutarsi in pietra un dì! Durare!
Di questo abbiamo eterna nostalgia.
Ma un brivido rimane e diventare
quiete non può sulla nostra via.


Hermann Hesse (1877 - 1962)