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domenica 6 gennaio 2013

Evviva la Befanina!


Si aggirava per la piazza, ancor prima dell'ora convenuta, una Befana in carne ed ossa che, a dirla tutta, incuteva una certa paura soprattutto ai bambini più piccoli...
                            

...ma pian pianino decidono di farglisi attorno e superare il timore iniziale.


Alcuni di loro, nell'attesa dell'inizio della festa, preferiscono dedicarsi al videogame, simbolo della modernità, anche se presto si divertiranno a scorrazzare per la piazza insieme agli altri bambini.


E' ancora presto, ma la presenza della gente aumenta di minuto in minuto, dando ragione all'appetibilità dell'iniziativa.


D'altronde l'attesa aumenta l'aspettativa e il calar della sera è ciò che serve per rendere l'atmosfera ed il rogo perfettamente adatti alla situazione.

Un quarto dei presenti...

Sono veramente tanti i bambini convenuti ed ora sono pronti all'arrivo della Befanina accompagnata dalla Banda musicale composta dagli amici di Perinaldo, alcuni musicanti di Vallebona ed altri ancora.
                                     

Ed eccola! Arcigna, goffa e con un'espressione beffarda... Sandra, Manola, Marco, Pietro e Damiano hanno  rispettato l'impegno di costruirla anche per i bambini, oltre a quella classica che andrà al rogo a mezzanotte.


Approfitto dell'attenzione massima che il pubblico riversa sul fantoccio per raccontare brevemente la storia dell'Epifania e della Befana e i bambini ascoltano silenziosi e affascinati: un momento, per me, indimenticabile...


Grandi, piccini, macchine fotografiche ed un coro di "sììì" che risponde alla domanda: bruciamo la Befanina?


Non può mancare una foto ricordo con la Befana...


...così come è inevitabile una foto tra la Befana vera e la Befanina, poi...


...la banda inizia a suonare ed è giunta l'ora del rogo!


I ragazzi danno fuoco alle fontanelle...


...i bimbi applaudono...


...i genitori scattano foto...


...le fontanelle si accendono...


...e la Befanina va al rogo!


Assoluta attenzione di Lorenzo e del suo papà e di tutti i bimbi presenti...




Le fiamme aumentano e anche le grida...


...fino ad avvolgere completamente la vecchina!


S'illumina il circondario ed il calore fa allontanare i presenti...


...e l'atmosfera è calda in tutti sensi!


Sandra, l'artefice per eccellenza, saluta soddisfatta...


 ...e la Befanina si porta con sé nel rogo i dispiaceri dell'anno appena finito.

Alessia e Giorgia

I bambini consumano alla fine un piccolo rinfresco e con un piccolo dono da parte di Daniela Lanteri, presidente dell'Associazione culturale A Cria, tornano a casa contenti.
La prima edizione della Befanina ha avuto un bel successo e riuscire a far divertire i bambini è una soddisfazione senza eguali, tanto da pensare da subito all'anno prossimo, perfezionando la giornata al meglio.
E' bello pensare che le tradizioni non derivino necessariamente dal passato, ma possano benissimo essere un'inizio dal presente.

(Chiedo venia per alcune foto qualitativamente scadenti: le ho trovate tuttavia significative e meritevoli di pubblicazione!)


sabato 5 gennaio 2013

La Befanina


...proprio per non deludere ogni anno tutti i bambini che rinunciano al rogo della Befana alla mezzanotte del 6 gennaio, perché l'ora è tarda, perché c'è sempre molto affollato, perché può essere pericoloso, ecco che l'Associazione culturale A Cria ha pensato di costruirne una apposta per loro, da festeggiare nel pomeriggio, con la banda musicale, la merenda e la lettura della storia di questo particolare personaggio, prima di condurla al rogo, perché così vuole il rito e nella speranza che siano tanti i bimbi presenti e che si divertano!


lunedì 23 luglio 2012

A Soldano il pallone aerostatico

Soldano - Località Orià
Campanile della Chiesa della Madonna del Carmine

Ieri pomeriggio sono andata in Orià, a Soldano, perché sapevo esserci un appuntamento da non perdere. In occasione della festa della Madonna del Carmine si sarebbe potuto assistere ad un rito che in quella località non accadeva più dal 1972: il lancio del pallone aerostatico. Questa tradizione si svolgeva in quasi tutti i paesi in ricorrenze diverse e c'era una persona del posto che lo costruiva artigianalmente, per poi lanciarlo nel cielo il giorno della festa, con gran gioia soprattutto dei bambini. La tradizione andò persa, anche perché tale oggetto era ritenuto pericoloso in quanto alimentato da un piccolo fornello costituito, in tempi remoti, da pigne accese e da cotone imbevuto di alcool nei tempi di cui ancora ho io il ricordo, ovvero fine anni Sessanta.

Il pallone prima del lancio

Nel vedere il pallone così ben ripiegato nel suo sacchetto, ho ripensato a tutte le strategie che facevano una volta per portarlo sulla piazza e tenerlo ben diritto con una lunga canna, affinché si potesse dar fuoco alla base della struttura senza che si incendiasse, e si scaldasse a sufficienza l'aria all'interno per permettergli di innalzarsi.

  Renzo Orengo, il fabbricatore

E' grazie a questo prezioso personaggio che si potrà riprendere la vecchia ma gioiosa tradizione: nonostante nella provincia di Imperia fossero tantissimi i paesi che lanciavano i palloni, l'unico che ha conservato la capacità di costruirli è il signor Renzo Orengo di Bellissimi, una frazione di Dolcedo. Ovviamente non si accende più un fornello alla base, ma è sufficiente gonfiarlo con un ventilatore, scaldare l'aria all'interno con un cannello a gas, legare la base per evitare la fuoriuscita dell'aria ed è fatta!

Renzo Orengo e Mauro Maccario

Orengo era affiancato da Mauro Maccario di Soldano, il figlio di Pierin u Ferà, ovvero l'ultimo costruttore di palloni aerostatici di Soldano: insieme procedono al gonfiaggio, attorniati dal pubblico che osserva incuriosito. Per le vecchie generazioni è stato davvero un salto nel tempo ed un ritornare improvvisamente bambini...


Renzo osserva "crescere" la sua opera...


...aiutato da altre persone che mantengono il pallone fermo...


...che ora inizia a sollevarsi...


 ...e col cannello occorre riscaldare l'aria all'interno...


...l'operazione è quasi ultimata...


...non resta che legare stretta la base affinché l'aria non esca...


...e... via! Il pallone colorato si alza nel cielo!



Ehi, ma ce n'è un altro!...


...caspita! è ancora più grande del primo...


...ma una folata di vento rischia di compromettere tutto...


...pericolo scampato, tutto normale...


...si procede col gas...


 ...ora si lega alla base...


...e al suono della banda musicale, 
un altra emozione dentro ognuno di noi!


Ora i due palloni volano nel cielo perturbato e andranno a finire chissà dove.
A volte i loro viaggi sono brevi, a volte lunghissimi: un lancio effettuato a Imperia è "atterrato" a Marina di Grosseto! Un altro partito da Dolcedo è giunto sino ad Airole, a circa 45 km di distanza.

Natale Trincheri - Natalìn

Merita una nota questo personaggio, anche lui di Bellissimi. E' Giovanni Natale Trincheri, detto Natalìn, poeta dialettale, cultore, cantore, ma soprattutto ricercatore di ogni fonte che possa ricostruire un pò del nostro passato andato perduto. In questo momento sta raccogliendo tutti i dati riguardanti i palloni aerostatici, per individuare i paesi che avevano questa tradizione, i nomi dei loro costruttori, le festività relative ai lanci e le rare fotografie reperibili: il tutto allo scopo di realizzare una pubblicazione, che lascerà una traccia nel tempo di questa tradizione. 
Simpatico, ironico, operoso: di Natalìn ce ne vorrebbe almeno uno per paese!
Renzo e Natalìn verranno a Vallebona a riportare il rito del lancio del pallone in occasione della Natività di Maria, che cade l'8 settembre e verrà festeggiata la domenica 9. 
E pensare che l'ultimo lanciatore di Vallebona si chiamava Natalì Cristetu...

Il Toraggio e Perinaldo

Alle nostre spalle, il Toraggio e Perinaldo dominano la valle. 
Il vento spingeva i palloni a nord, verso di loro che sono imperturbabili: le emozioni sono rimaste nel cuore di noi piccoli esseri umani che abbiamo avuto la fortuna di tornare per un attimo bambini.

domenica 22 luglio 2012

O Maddalena...

Tiziano, Santa Maria Maddalena, 1553
Palazzo Pitti - Firenze

Tra i Santi cristiani, ve ne sono alcuni verso i quali provo simpatia ed interesse: uno di essi è la Maddalena. Incuriosita dal personaggio ho cercato qua e là sul web per saperne di più, anche se sostanzialmente rimane nell'immaginario essere stata la "donna" di Gesù. 
"Nel suo offrire alle donne un modello di discepolato e di ministero femminili, aprì una sfida alla cultura maschile dominante, sorta dalla profonda convinzione dei cattolici che il valore della donna fosse molto più elevato di quello che la Chiesa ufficiale le accreditava.
In alcune sette gnostiche del II e V secolo d.C., Maria Maddalena aveva un ruolo altamente simbolico. Si riteneva fosse stata intima di Gesù e avesse ricevuto da lui rivelazioni speciali, che trasmise agli apostoli. 
I Padri della Chiesa presentarono Maria Maddalena come discepola modello e importante testimone della resurrezione del Signore.
Nel Medioevo, S. Maria Maddalena funge da “controparte femminile eroica”, in una cultura oppressivamente maschilista. La si ammirava: 
* come prima testimone della resurrezione; 
* come donna che aveva insegnato la verità agli apostoli quando questi avevano smarrito la retta via;
* come predicatrice, quando alle donne era proibito predicare;
* come donna capace di tener testa all’opposizione maschile".
Questa piccola ricerca soddisfa la mia simpatia per Lei, oltre al fatto che è la patrona di Isolabona, paese natìo di carissimi amici, dove è immancabile aver partecipato ai festeggiamenti, in anni più vigorosi, per immergersi senza limiti nell'atmosfera di una festa in cui ci si incontrava con molte persone amiche, provenienti dai paesi limitrofi.
A sigla, rimane nella mente il ritornello della famosa canzone in dialetto I mùratéi che dice:
I se credìa ch'i fuse i frati 
invece i ei(r)a i mùratéi, oh Madaréna 
oh oh oh oh oh - oh oh oh oh oh
'vece i ei(r)a i mùratéi 
[...]


Bei tempi.