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lunedì 16 aprile 2012

Landì

Iolanda Ferrari (1912) 
 Landì

Anche il 1912 era un anno bisestile, ma per Jean e Landì non fu funesto, visto che sono riusciti a raggiungere la veneranda età di cent'anni. Quando due settimane fa festeggiammo Jean, Landì era ricoverata in ospedale con la broncopolmite, ma ieri era in splendida forma per onorare il suo traguardo. Purtroppo sono arrivata verso sera a casa della nipote Giuliana con cui vive, e Landì era già a letto: d'altronde la giornata era stata intensa per via delle visite che ha ricevuto e la stanchezza richiedeva un meritato riposo.
Da alcuni anni, dopo la perdita dell'unico figlio, Landì vive a Verezzo. Siamo sempre state vicine di campagna e nel corso del tempo ho potuto condividere la sua assidua presenza, nonché il quotidiano rituale, intorno a mezzogiorno, del prelievo dell'acqua da bere presso la mia fontana.
Piccola e minuta, sì, ma coriacea. Una vita di lavoro, di mercato, di olive, di vigna, di orti, galline e conigli. Ha sempre perseverato andando dritta per la sua strada, con una prontezza di spirito che ancor ieri, esprimendosi, è subito emersa.
La sua autonomia è sempre stata esemplare, sia per portare avanti il suo lavoro, sia nel concedersi degli svaghi, quali la partecipazione alle gite organizzate da persone del paese.
Tornando a casa a piedi dalla campagna, Landì aveva sempre un pezzo di legna da ardere con sé ed il cestino, o meglio u cavagnu, con l'occorrente.
Landì e Jean sono le prime due persone originarie di Vallebona che nel corso della mia vita ho visto arrivare ai cent'anni. Adesso non resta che augurare a Lina Rossi di riuscire nell'intento, anche se dovranno passare ancora 4 anni. 
Sono vecchi, sì, ma stanno bene e si ha proprio l'impressione che il tempo e le sofferenze della vita non li abbiamo scalfiti. Chissà dove hanno trovato tanta forza...



venerdì 6 aprile 2012

Ottavio

Ottavio A.

Si avvicina la Pasqua, l'agnello o il capretto arriveranno sulla tavola nel giorno della festa e non potranno di certo mancare, quale nobile contorno, i carciofi. In Liguria, così come in Sardegna, si coltiva il carciofo spinoso, buonissimo, raffinato e adatto per essere cucinato in molti modi: ne parlai qui definendolo "Il signore degli ortaggi". Col tempo arriverò ad avere delle piante per l'autoconsumo, per ora vado a prenderli da Ottavio, splendido contadino di origini piemontesi che ricalca un'immagine ancora preziosa della nostra tradizione agricola.



Non gli ho chiesto l'età, ma i suoi anni sono tanti. E' chiaro che l'azienda fa capo al figlio ed al nipote, ma alle persone come Ottavio o mia mamma o tutti quelli che trovate in questo blog sotto l'etichetta vecchi, finché la salute glielo permetterà, continueranno ad essere operosi perché quella è stata da sempre la loro vita e guai a rinunciarvi...


La cesta, i carciofi appena tagliati per la cliente che se li va a prendere sul posto, la fragranza, i profumi, la preparazione del pacco affinché l'acquirente non si punga con tutte quelle spine... E poi il suo mondo, il mondo di Ottavio, fatto di tanto lavoro, sempre e comunque, perché la terra è esigente, e tener dietro a tutto vuol dire aver sempre da fare, ma in quel fare sentire la vita piena, senza dispersioni, compresa nel suo microcosmo in cui tuttavia occorrono macro-energie...


Quando ho scaricato le foto e ho visto questo ritratto mi sono commossa: è bellissimo. Ottavio è sereno, pulito, luminoso, alla stregua di un tibetano. Un'immagine così ti fa chiedere dove càspita abbiamo portato il mondo, cosa dobbiamo ancora chiedere a questi padri in termini di sforzi e sacrifici, per mantenere un esercito di incapaci, pelandroni e parassiti che non sapranno mai produrre carciofi, né tanto meno sapranno diventare vecchi in questo splendido modo.


sabato 12 novembre 2011

Jean de Pascà u barlétu

Jean de Pascà u barlétu
al secolo Giovanni Guglielmi

Vado raramente a camminare in passeggiata a mare a causa di quell'innata pigrizia all'attività fisica "opzionale", ma l'altra mattina, nell'attesa dell'ora del dentista, non ho trovato di meglio che fare quattro passi. Mentre tornavo ecco che vedo arrivare Jean, personaggio sempre gradevole da incontrare.

Jean u sartu - Jean il sarto

Un vecchio arzillo come molti in buona salute, penserete, ma per Jean va sottolineata una particolarità: il prossimo 2 aprile compirà 100 anni. Ho mezz'oretta di tempo e la voglio sfruttare per chiacchierare con lui. Inizia a raccontarmi un pò della sua vita, durante la quale ha sempre svolto il mestiere di sarto, anche nei 7 anni di vita militare: quando era a 5 km dal fiume Don confezionò anche gli abiti per i tre figli di Vasilij, un calzolaio russo "nemico"...


La giacca che indossa è l'ultima di una serie di tre che si era confezionato per sé: la vita gli ha dato l'opportunità di consumarle tutte! E' di Vallebona, ma ha sempre vissuto a Vallecrosia dopo essersi sposato: la sua mente, lucidissima, parla del paese e della sua gente come se non se ne fosse mai andato. So che è il terzo di tre fratelli: gli chiedo se ha una foto in cui sono tutti assieme per il calendario storico de A Cria e mi risponde di sì, scattata alla festa di San Bernardo di circa 80 anni fa. Nel pomeriggio vado a prenderla. Gli chiedo di sua mamma e mi dice che morì 5 ore dopo la sua nascita; gli ricordo che mia zia Marì era nata nel 1912 come lui e mi risponde che è stata la sua prima fidanzata, prima che i bordigotti che venivano a ballare ai festini gliela portassero via...


Va due volte al giorno a Bordighera a piedi: al mattino passeggia, al pomeriggio va alla bocciofila a giocare a scopa. Percorre circa 6-8 chilometri al giorno a piedi e non usa più la bici perché sua figlia noterebbe troppo se lui è a casa o in giro. Gli ho anche chiesto che cosa si pensa a cent'anni e lui mi ha risposto: "Il passato me lo sono buttato dietro alle spalle, io ci sono ancora e questi anni che pare io abbia non li sento affatto. Mi sa che il tempo non esiste!"
Riprende la sua marcia, lo guarda con tenerezza perchè in lui ho visto molti uomini, non da ultimo mio padre. Uomini che ho conosciuto nelle varie epoche della mia vita, morti da chissà quanti anni, ma lui me li ha riportati tutti davanti, con il senso di fratellanza e di appartenenza alla comunità dove siamo nati.
Mi ha fatto capire che è meraviglioso andare a camminare in passeggiata.


sabato 23 aprile 2011

Buona Pasqua dalla residenza anziani di Apricale

La residenza anziani Anselmo Pisano di Apricale

Da un pò di tempo frequento più di una residenza per anziani, per andare a trovare persone cui sono legata affettivamente. Devo dire che... ci vado volentieri, perchè con i vecchi ho sempre avuto dimestichezza e li ho in grande considerazione.

Una delle due sale di ricreazione

Tra le residenze per anziani che conosco, devo ammettere che quella di Apricale è quella che mi piace di più. E' molto viva, le persone sono ben seguite, sia dal personale lavorativo, sia dai volontari. Colorano, cuciono, suonano (se hanno conoscenza in materia), leggono collettivamente il giornale, guardano la tv, ascoltano musica e hanno a disposizione un punto web con tanto di collegamento internet...

Angela e sua mamma, ex professoressa

Fanno tenerezza, proprio come i bambini. Al contrario di questi ultimi, il cui cammino è ancora tutto da compiere, i vecchi hanno già dato: mi piace guardarli, sorbire il loro vissuto, sia che io lo conosca, sia che tenti di indovinarlo osservandoli. Si alternano un mare di emozioni, soprattutto quando rimane immutato l'amore verso quell'essere che non sa assolutamente più di essere un tuo genitore, come accade ad Angela con sua mamma...

Gabriele Cassini group

Ed ecco la sorpresa di oggi: con tanto di chitarra e spartiti per tutti, un gruppo canterino di Apricalesi, capitanato da Gabriele Cassini, stava intrattenendo e facendo cantare buona parte dei più arzilli vecchietti della residenza. E' una loro consuetudine da oltre due anni: anche due volte al mese, il sabato pomeriggio, vanno a portare au ricoveru un pò di sana allegria.
Non potevo capitare meglio: dispiaciuta perché oggigiorno è sempre più difficile farsi una cantata nelle osterie, ho approfittato della situazione e ho dato sfogo alle mie corde vocali con sommo gaudio!

Antonio, Ermanno e Rosa Pia

Non mancava nulla: colomba pasquale, spumante e altre cose buone nonché il piacere di stare insieme cantando, dando vita ad un pomeriggio decisamente diverso dagli altri.

Ermanno e Rosa Pia

Questo distinto signore era un musicista e purtroppo la salute non gli permette più di suonare, ma la sua partecipazione è naturalmente totale, con un richiamo ineludibile. Tra un brano e l'altro Rosa Pia si rinfresca la gola e...

...evvai con la canzone successiva! Accidenti quante ne abbiamo cantate! Allegre, romantiche, in francese, proprio un bell'assortimento.

Pippo e Ada

E se poi suona il telefonino, ebbene si risponde: all'alba dei suoi 92 anni, Pippo mantiene la sua autonomia e la sua lucidità. Ada invece partecipa ai meeting canori, ma non risiede all'Anselmo Pisano.
Lascio ad ognuno le considerazioni sull'argomento "residenze protette". Io approvo, ci lavorerei volentieri, penso ai pro e ai contro e penso anche a molti vecchi che, pur essendo "in gamba", trascorrono le loro giornate in casa completamente soli. Non so se stiano meglio, ne dubito.
Preferisco usare il termine "vecchi" perché racchiude nobili significati.


mercoledì 17 marzo 2010

Farsi il pane

Pane nel forno a legna
foto Marlor58

Un tempo tutte le famiglie si facevano il pane. Per molti decenni questa pratica è caduta in disuso, ma oggigiorno sono molte le persone che si fanno il pane. C'è chi beneficia di un bel forno a legna, c'è chi invece si accontenta del forno elettrico della cucina o addirittura di un fornetto, come me ad esempio...

Ersilio Montessoro - anni 84
foto Marlor58

Ersilio Montessoro, arzillo vecchietto, espleta il rito della panificazione ogni sabato pomeriggio: conosco altri vecchi della sua generazione che provvedono da loro stessi ad impastare e cuocere il pane per la provvista familiare, ad esempio Mario Genari.
Trovo che tutto ciò sia toccante.


mercoledì 10 marzo 2010

Contadini

Coppia di contadini liguri (1920)
fotoarchivio di Achille Pennellatore

Ogni volta che guardo questa foto non posso fare a meno di stupirmi: risale a soli 90 anni fa e sembrano impossibili tutti i cambiamenti che da quel momento sono avvenuti.
Lei col cagnetto in braccio, lui con la vanga in spalla: vecchi contadini nel vero senso della parola, non imprenditori agricoli come oggigiorno, che fino a quando la salute glielo permetteva provvedevano a coltivarsi un pò di verdura per il fabbisogno, per l'autoconsumo.
Pantaloni unti e rattoppati più volte, altri indumenti laceri dagli anni e dall'uso, la pulizia quasi un optional, le loro ombre proiettate sulla strada di terra battuta in mezzo al paesaggio ligure.
Alle loro spalle Bussana vecchia, ovvero i resti di un paese che dopo il terremoto del 1887 fu completamente abbandonato e la ricostruzione si spostò più a valle rispetto a prima.
Mi fanno una tenerezza enorme...

mercoledì 24 febbraio 2010

Vecchi impagabili

Iole, mia mamma

Ogni tanto mia mamma mi chiede se la porto un pò in campagna; ne sente la nostalgia perchè ci ha passato tutta la vita e, benchè mi dia un sostanziale aiuto in magazzino per preparare i fiori e mi segua "a distanza" chiedendomi se nel tale posto ho già provveduto a raccogliere o meno, ormai i suoi 86 anni e mezzo non le permettono più di recarvisi con disinvoltura.

All'opera!

Ho esaudito la sua richiesta, provvedendo a darle un'occupazione tale da farle sentire "utile" il suo sopralluogo: procurandole i debiti attrezzi le ho chiesto di dare una pulita alla strada che attraversa il sito.

L'adocchiamento

Mentre puliva il piano della strada, provvedeva anche a ripristinare l'ordine in tutte le sue componenti: in questa foto adocchia un custu (cespo) d'erba e una scaglia (piccola pietra) per i quali non mi è difficile indovinare la sorte...

...u custu d'erba arancau...
(...il cespo dell'erba sradicato...)

...e a scaglia au so postu!
(...e la piccola pietra al suo posto!)

Quei muri a secco li ha costruiti mio padre con il sacrosanto aiuto di lei, che si era rivelata un'ottima coadiuvante, benchè le sue origini emiliane non contemplassero quella pratica: Dio solo sa quante pietre hanno maneggiato entrambi!

Ora ritorna un pochino indietro per passare sul tratto ripulito con la scopa, portandosi avanti il lavoro gradualmente: prima la fase all'ingrosso e poi quella sul "fino"

Il lavoro in corso d'opera

Sulla sinistra si intravedono le prime ginestre che sono riuscita a potare con un abbondante mese di ritardo provocato dalle frequenti pioggie e da una temperatura piuttosto rigida a causa della quale non era prudenziale dare tagli importanti alle piante: i lavori, così, si sono accumulati e chissà quando ne verremo fuori...
Mia mamma, con la sua volontà, la sua tenacia, la sua semplicità e il suo vivere nel "qui e ora" è una forza straordinaria: non c'è università che sappia insegnare meglio che cos'è la vita di certi "vecchi impagabili".

domenica 12 luglio 2009

Vichi e Iolanda

Remo Vichi (1925) e Iolanda Guglielmi (1922)

Sembra un segno del destino...
Stamane, appena uscita di casa, stavano salendo questi due splendidi personaggi: il dottor Vichi e sua cugina Iolanda. In Liguria, si sa, le strade sono impervie e, ad una certa età, le salite diventano davvero un problema.

Iolanda viene ogni tanto da Antibes, dove abita, a trovare i suoi cugini a Vallebona: per raggiungere Esio (1923), la salita è proprio inclemente.
Vichi, toscano e per giunta senese, è stato per oltre quarant'anni il medico condotto del paese: ho sempre pensato che fossimo dei privilegiati a disporre di una simile figura, così umana, così presente, di grande fiducia, competenza e familiarità.

U meigu (il dottore) mi è parso subito divertito del fatto che li fotografassi, ma l'espressione di Iolanda non denota la stessa approvazione... Tuttavia ormai li avevo in pugno ed ho continuato "senza pietà"!

Le persone che dal nostro umile villaggio sono emigrate tantissimi anni fa in Francia, hanno sempre stupito, ogni qualvolta tornavano, per gli usi e costumi che acquisivano stando oltre confine: vestiti, collane, monili di ogni genere creavano delle vistose differenze con le loro connazionali. Anche oggi, ad esempio, un fiore fresco nei capelli dà quel tocco di eleganza al punto che i "becchi d'oca" possono rimanere in bella vista senza degradare l'eleganza!

Vichi è proprio divertito: è sempre stato così, benevolo con tutti, fossero vecchi, bambini, animali... la Sua disposizione verso l'umanità è un qualcosa di cui bisognerà sempre tenere conto, perchè un vero e proprio insegnamento.

In fondo sono solo 200 metri di salita, ma a quell'età è innegabilmente dura. Ma pian pianino, perseverando, e con un accompagnatore così, anche Iolanda riuscirà per l'ennesima volta ad arrivare dall'altro cugino, anzi dagli altri, ovvero Aldo (1922) e Esio (1923), che sono pure fratelli.
Iolanda abita a 100 km di distanza, ma ogni tanto arriva, viene a trovare i suoi cugini, si sposta con treni e corriere, da sola, ma non desiste: leggo in tutto ciò una forza di volontà esemplare, un aver mantenuto il senso della parentela e del bisogno umano incredibili.


lunedì 29 giugno 2009

Elio e Franceschi

Elio (1924) e Franceschi (1921)

Continua la rassegna: due persone di tutto rispetto, il cui insegnamento politico e di vita è di innegabile valore.
Elio è una persona di un'umanità ormai in via di estinzione. La sua bellezza risiede nella libertà interiore e mentale, nella semplicità, nella capacità di capire gli altri riportandoli sempre sulla via maestra, permettendo loro di riappropriarsi di se stessi, soprattutto nei momenti in cui l'oppressione ha la meglio. "Vagabondo" è l'aggettivo che predilige quando parla di sé: chi conosce la libertà non può che essere tale.
Franceschi è una persona estrememente colta, sempre dedita allo studio, nonostante gli anni e i problemi con la vista. Attualmente sta studiando il cinese. E' avvincente ascoltare le sue dissertazioni storico-politiche-umanistiche. Un vero patrimonio umano.
Due bambini che si incontrarono alle elemenatari, due partigiani, due uomini con l'anarchia nella mente da sempre, due vite che sono state separate per decenni e ritrovatesi in vecchiaia.
Due fari.


venerdì 26 giugno 2009

Georgette

Georgette (1924)

Dal nome si capisce che Georgette è francese, ma si sposò con un Vallebonese e per tutta la vita svolsero l'attività di cuochi in importanti ristoranti della Costa Azzurra.
Hanno dedicato la loro vita a cucinare e la loro particolarità è stata quella di aver mantenuto quell'arte con passione anche durante l'età della pensione: al mattino partivano, andavano a fare una consistente spesa e poi, nel loro casùn (casolare) di campagna si preparavano gustosissimi pranzetti esalando profumi di cibo da far contorcere le budella.


Adesso Camillo non c'è più, a 87 anni ha lasciato sola Georgette, dopo una vita trascorsa in assoluta simbiosi.
Georgette è una persona meravigliosa, benevola, presente. Acconsente agli altri, dimostrando una capacità abbastanza rara di accettazione senza giudizio .
Georgette mi fa pensare a quanto i vecchi siano liberi di essere quel che sono, trasmettendo senza difese e senza maschere se stessi: "sentirli" è straordinario, per questo li considero dei maestri di vita.
Ovviamente non tutti.

giovedì 25 giugno 2009

Chinò

Francesco Guglielmi (Chinò) - Vallebona 1919

Ecco un altro novantenne, questa volta del mio paese.
Nell'assolata campagna, si reca ogni giorno con la sua Ape Piaggio 5o per svolgere ancora quei lavori che la sua veneranda età gli permette.

La pianta sulla sinistra è una mimosa floribunda, o mimosa francese o quattrostagioni: rivelatasi una redditizia coltivazione a partire dagli anni Settanta, al giorno d'oggi è praticamente scomparsa, perchè era diventato pressochè impossibile liberarla da un parassita che la danneggiava. Era molto bella, ma purtroppo anche la sua breve durata come fiore reciso ha contribuito a farle perdere quote di mercato e redditività.
Le piante sulla destra, invece, sono le prosperose ginestre che rappresentano al giorno d'oggi la coltivazione più importante del Mercato dei Fiori di Sanremo: in estate sono in piena vegetazione per poi sfoderare i loro innumerevoli fiorellini bianchi durante l'inverno.

Chinò ha ripreso il suo lavoro: dopo lo sfalcio primaverile, nelle fasce, qua e là nascono ciuffi d'erba e il vecchio contadino "ripassa" con la zappa a toglierli invece di usare il diserbante come fanno le nuove generazioni.
Per i vecchi, i tempi e i modi sono sempre gli stessi: non sentono nulla, nè l'indolenza, nè la fatica, perchè la loro soddisfazione è quella di mantenere la cura e il "livello" del proprio operato come hanno sempre fatto.

Le mani stringono la zappa e quel "lavoretto" ripulirà il sito rendendolo gradito a sè e agli altri, mantenendo il territorio in perfetta armonia: senza di loro non sarà più così.
La particolarità di Chinò è che quando scambiamo due chiacchiere riesce sempre a farmi i complimenti per come lavoro e per il modo in cui mi vede attiva: sapeste quanto bene mi fanno quelle parole...


martedì 23 giugno 2009

Lidia e Pippo

Lidia Maiano (1920) e Pippo Orengo (1919)

Dedico questo post ai genitori della mia carissima amica Antonietta di Castelvittorio.
Approfitto di questa coppia di novantenni per esprimere quel sentimento di devozione che nutro per i vecchi. Stare vicino alle persone di età avanzata, il più delle volte mi rigenera, perchè mi dà la possibilità di allargare la comprensione della vita: sapere che hanno attraversato quasi un secolo di storia, durante il quale ne hanno visto veramente di tutti i colori, mi trasmette pace, mi scardina da quel serrato pensiero "personale" di visione del mondo e mi riporta a valori, sofferenze e percorsi ben diversi da questo pattume in cui viviamo al giorno d'oggi.
Il rispetto è automatico e la fortuna di poterli ascoltare, soprattutto se hanno mantenuto una sana lucidità, rappresenta una fonte di ricchezza umana che spesso va al di là di qualsiasi trattato di saggezza.
Sono preziosi, tanto quelli di casa, quanto tutti gli altri.
Non bisogna perdere l'occasione di ascoltarli...