venerdì 18 novembre 2011

Alla meno peggio


"Un governo di onesti professori borghesi, quasi tutti cattolici, quasi tutti ricchi, guidato da un onesto professore borghese, cattolico e ricco. (In pratica: un governo Prodi, però libero dal ricatto bilaterale di Mastella e di Bertinotti). Ognuno è libero di trarne le conclusioni che crede, e ovviamente ogni critica, in questo clima di unanime consenso, sarà la benvenuta. Ma date retta, prima di aprire il rubinetto dei vostri dubbi fate come ho fatto io ieri, subito dopo avere letto la lista dei ministri: cercate in rete il video "Meno male che Silvio c'è", dura neanche due minuti ma è un sunto fantastico della catastrofe antropologica dalla quale (forse) siamo appena sortiti. Rivederlo e sentirsi miracolati, guariti dalla peste, redenti dalla dannazione è tutt'uno. Il grigio-banca del governo Monti sembra un antidoto alla pacchianeria sgargiante che ci ha sommersi, incanagliti, instupiditi per tanti di quegli anni che quando vediamo passare in televisione, tra gli stucchi di Palazzo, una faccia normale, una persona noiosa, sbarriamo gli occhi per l'incredulità. Per ogni ministro nominato, fate così: cercate di ricordarvi chi era il suo predecessore. Vedrete che in nove casi su dieci il passo in avanti è stato grandioso. A prescindere."

L'amaca di Michele Serra - La Repubblica del 17 novembre 2011


lunedì 14 novembre 2011

Posacenere


Un grafico di Borsa

"Forse, senza saperlo, stiamo combattendo la prima guerra globale del Duemila. Una guerra che non usa più armi, che non bombarda né fa esplodere atomiche, che non provoca morti, ma produce fame, disoccupazione, scontro sociale, impoverimento. Insomma, riduce sul lastrico i perdenti. Le direttive che pervengono dall'UE o dalla Bce assomigliano ai piani strategici di uno Stato Maggiore: far resistere la Grecia ad ogni costo, apprestare immediate difese per le prime linee direttamente sotto attacco che si chiamano Italia e Spagna. E i quotidiani listini delle Borse europee ed extraeuropee e li si attendono con la stessa ansia, con la stessa trepidazione dei Bollettini di guerra di una volta."

Andrea Camilleri

Da Il sole 24 ore del 13/11/2011, inserto Domenica, rubrica Posacenere


sabato 12 novembre 2011

Jean de Pascà u barlétu

Jean de Pascà u barlétu
al secolo Giovanni Guglielmi

Vado raramente a camminare in passeggiata a mare a causa di quell'innata pigrizia all'attività fisica "opzionale", ma l'altra mattina, nell'attesa dell'ora del dentista, non ho trovato di meglio che fare quattro passi. Mentre tornavo ecco che vedo arrivare Jean, personaggio sempre gradevole da incontrare.

Jean u sartu - Jean il sarto

Un vecchio arzillo come molti in buona salute, penserete, ma per Jean va sottolineata una particolarità: il prossimo 2 aprile compirà 100 anni. Ho mezz'oretta di tempo e la voglio sfruttare per chiacchierare con lui. Inizia a raccontarmi un pò della sua vita, durante la quale ha sempre svolto il mestiere di sarto, anche nei 7 anni di vita militare: quando era a 5 km dal fiume Don confezionò anche gli abiti per i tre figli di Vasilij, un calzolaio russo "nemico"...


La giacca che indossa è l'ultima di una serie di tre che si era confezionato per sé: la vita gli ha dato l'opportunità di consumarle tutte! E' di Vallebona, ma ha sempre vissuto a Vallecrosia dopo essersi sposato: la sua mente, lucidissima, parla del paese e della sua gente come se non se ne fosse mai andato. So che è il terzo di tre fratelli: gli chiedo se ha una foto in cui sono tutti assieme per il calendario storico de A Cria e mi risponde di sì, scattata alla festa di San Bernardo di circa 80 anni fa. Nel pomeriggio vado a prenderla. Gli chiedo di sua mamma e mi dice che morì 5 ore dopo la sua nascita; gli ricordo che mia zia Marì era nata nel 1912 come lui e mi risponde che è stata la sua prima fidanzata, prima che i bordigotti che venivano a ballare ai festini gliela portassero via...


Va due volte al giorno a Bordighera a piedi: al mattino passeggia, al pomeriggio va alla bocciofila a giocare a scopa. Percorre circa 6-8 chilometri al giorno a piedi e non usa più la bici perché sua figlia noterebbe troppo se lui è a casa o in giro. Gli ho anche chiesto che cosa si pensa a cent'anni e lui mi ha risposto: "Il passato me lo sono buttato dietro alle spalle, io ci sono ancora e questi anni che pare io abbia non li sento affatto. Mi sa che il tempo non esiste!"
Riprende la sua marcia, lo guarda con tenerezza perchè in lui ho visto molti uomini, non da ultimo mio padre. Uomini che ho conosciuto nelle varie epoche della mia vita, morti da chissà quanti anni, ma lui me li ha riportati tutti davanti, con il senso di fratellanza e di appartenenza alla comunità dove siamo nati.
Mi ha fatto capire che è meraviglioso andare a camminare in passeggiata.


mercoledì 9 novembre 2011

Accadde nel 2006

Sito di mimose invaso dai detriti alluvionali.
Il livello della fascia è quello della strada.

Nel ponente ligure abbiamo avuto due alluvioni importanti nel corso del 2000 e del 2006. Nella mia vallata è stata più grave la seconda, di cui, a memoria d'uomo, non si ricorda nulla di simile. Soltanto verso la seconda metà dell'Ottocento pare che il nonno della memoria interpellata (un ottantenne) raccontasse che fossero arrivate delle pietre in piazza dalle campagne retrostanti il paese.

La mamma guarda allibita

Era il 14 settembre 2006. Nell'arco di 3 ore scarse venne giù il finimondo, anzi il cosiddetto muro d'acqua, espressione che nelle interviste degli alluvionati ricorre spesso e volentieri. Muro d'acqua... io l'ho visto e sono corsa in bagno.

Il livello della fascia di mimose salì di oltre un metro: terra, pietre e qualche ramo. Tengo pulito il ritano e la cosa che più mi ferì fu che i muri a lato della campagna erano tutti in piedi, ma quella furia portò via tutto: pietre e quanta terra servisse per poter passare.

Livello strada = livello fascia

Quando sono arrivata dalla campagna, le ruspe avevano già iniziato a sgomberare la strada dai detriti. L'interpoderale più a valle era crollata ed il traffico non poteva che essere deviato che su questa via. Quelle pietre, quella terra erano state maneggiate dall'uomo, messe al loro posto, ancora con i criteri saggi della regimentazione delle acque e quei ritani avevano lasciato scorrere le acque per parecchi decenni senza turbamento alcuno.

A riana (il rio o ritano)

Vedere a riana in questo stato era un dolore. Da dove si era smossa tutta quella massa di roba, dato che è una zona abbastanza curata dal punto di vista delle acque?

A monte della fascia

I detriti si sono fatti strada nella fascia: impensabile, se penso a come era l'assetto del ritano, impensabile che possa essere successa una cosa così.

A riana dopo il passaggio della furia:
muri scomparsi e detriti nelle fasce

C'era sempre tutto pulito. Non c'era un ramo, né erbacce, né arbusti. Allora si comincia a pensare che è un evento eccezionale, ma anche che non piove più come un tempo. Per più di un secolo neanche una volta, in 6 anni due volte... e poi telegiornali che in ogni periodo dell'anno parlano sempre di maltempo a livelli feroci.

Il ritano, che divide due siti di mimosa,
invaso inverosimilmente

Col cuore gonfio lascio il mio appezzamento e mi sposto in un'altra zona, dove lo stupore aumenta esponenzialmente: come ha potuto riempirsi così di detriti u valùn di ursi?



U valùn di ursi
(il vallone degli orsi)

Quelle pietre strappate dalla furia dell'acqua erano al loro posto, posate nei muri a secco, non erano randagie nell'alveo per via dell'abbandono: eppure quell'acqua terrificante le ha scaraventate tutte a valle...

La "vomitata" di detriti de u valùn di ursi

Erano già passate le ruspe per aprire il varco e guardate cosa c'era ancora di detriti...

U valùn de vì

E per concludere un bel crollo di strada, quello che ha comportato la deviazione su quella soprastante. Siamo nelle campagne, le proporzioni sono ridotte rispetto ad una città o nelle zone limitrofe del paese, ma il senso è lo stesso. Non c'è particolarmente edificato, l'abbandono è relativo, non ci sono serre per le coltivazioni: tutto sommato questa zona riflette ancora i vecchi criteri di tenuta, eppure ha subìto una violenza inaudita.
Di responsabilità ne abbiamo tutti e sicuramente l'uomo ne ha anche nel senso dei cambiamenti climatici, ma rimane sempre affrancato al mistero il perché esistano certi fenomeni.


domenica 6 novembre 2011

Blu cobalto del lampescù

Campanile vecchio e nuovo di Vallebona

Per stemperare il grigio e il grigiore di questi giorni di allerta 2 in Liguria, pubblico questa foto scattata una ventina di giorni fa. Quando il giorno è alle spalle e la sera non ancora del tutto distesa, ecco che la luce assume una tonalità intermedia: in questo caso un blu cobalto decisamente particolare. Questo momento della giornata, in dialetto si chiama lampescù, alla lettera chiaroscuro, in italiano crepuscolo. E' un momento bello, che ha dato metaforicamente vita ad una corrente letteraria cui appartenevano coloro che non avevano emozioni particolari da cantare, se non una vaga malinconia, un senso di spegnimento in cui predominavano i toni tenui e smorzati. Ne furono protagonisti Corrado Govoni, Marino Moretti, Aldo Palazzeschi solo per citarne alcuni.
E' insito nell'animo umano il senso della malinconia, ma anche le risorse per alleviarlo: infatti il crepuscolo, in ogni stagione, coincide con l'ora dell'aperitivo!


sabato 5 novembre 2011

La mia terra


Un tempo, quando si parlava della Liguria, si ricorreva ad aggettivi come impervia, mite, difficile, arida, avara, faticosa. Adesso c'è un solo termine che la qualifica: fragile. Questa fragilità era anche prima, vista la morfologia e i terreni calcarei, ma sicuramente l'uomo ha contribuito alla grande. Sono discorsi triti, lo so: speculazione edilizia, abbandono, floricoltura, politiche sbagliate, impermeabilizzazione dei terreni per costruire soprattutto strade. A ciò va aggiunto il cambiamento climatico, perché le piogge a cui assistiamo negli ultimi decenni non sono "normali". Il tutto dà per risultato disastri tremendi e vittime.
Ciò che mi sconsola è che porre rimedio a tutto ciò è abbastanza difficile, se non impossibile. A parole, si sa, si può tutto, ma nella realtà le cose stanno diversamente. Leggevo su Facebook che l'Acropolis di Nizza è costruita sul Paillon, che ogni anno viene debitamente dragato e ripulito, anche se, in certi casi di piena, nulla può l'uomo. Tant'è che in territorio francese, molto simile al nostro, hanno cementificato molto più che da noi, ma in quanto a disastri se ne sente parlare molto meno.
Anche in Liguria siamo italiani.


mercoledì 2 novembre 2011

Autunno spento


Un autunno morto, sofferto, spento. La siccità dei mesi precedenti ha impedito che le foglie si colorassero di rosso, di arancione, di giallo digradanti: sì, alcune sono diventate gialle, ma la maggior parte sono seccate direttamente, senza trascolorire.
C'è nell'aria un sentore di squilibrio a tutti i livelli. Si va da un eccesso all'altro e tutto ciò che sta in mezzo, ciò che è virtuoso come dicevano i Latini, sta perdendo la partita.
Così i colori dell'autunno, così le mezze stagioni, così il ceto medio, così le possibilità di mediare. Non è un bel vivere.